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UN VIAGGIO LUNGO UN ANNO

Poniamo che tu abbia così tanti soldi da poter visitare il mondo nel lusso più sfrenato, quanto ci metteresti a far le valigie?

Ma così è troppo facile. Poniamo invece che tu abbia tempo illimitato ma un budget ridotto. Quanta comodità sei disposto a sacrificare pur di girare il pianeta in lungo e in largo?

Sto leggendo un libro in questi giorni, Lost Girls, che parla di una storia vera nella quale tre ragazze, libere da ogni impegno lavorativo (leggi=licenziatesi di spontanea volontà) pianificano di girare il globo nel corso di un anno intero.
Ben 365 giorni da utilizzare per vedere i posti sognati da sempre.
Il libro è una perla e ve lo consiglio. Ti fa vedere ed immaginare posti lontani, assaporare avventure esotiche e ti fa venire una voglia matta di partire.

Devo dire che ho provato anche io a stilare un elenco di posti che da sempre sogno di visitare, spalmando la visita sui 365 giorni. Un sogno. (In realtà son stata presa dall’euforia e ho sforato di quasi due mesi. Non mi bastava un anno…ma che rimanga tra noi).

Ma i soldi?

Certo, per rimanere in viaggio un intero anno, bisogna aver messo da parte una somma consistente di denaro e nonostante ciò, ci si rende conto presto, che per realizzare un progetto del genere, oltre ai risparmi di una vita, devi procedere con una mentalità totalmente differente dalla quasi maggioranza di turisti. Infatti non sarai più un semplice turista. Uno di quelli che “preferisco star meno tempo ma viaggiare comoda e al pulito”. No, tu sarai quello che in gergo si chiama BackPacker. Zaino in spalla, trasporti pubblici, niente tour organizzati e ostelli di ogni tipo: l’obiettivo è visitare il più possibile con la minor spesa.

Bisogna avere spirito di avventura, capacità di adattamento (fondamentale) e una mente che più aperta non si può.
Il backpacker è forse il non plus ultra del viaggiatore. E’ colui che respira la vera cultura dei popoli che incontra, che assimila conoscenze e sperimenta avventure che il classico turista da “gruppovacanzepiemonte” neanche si sogna. E’ lui che entra in contatto con le vere realtà locali e colleziona bagagli di esperienze da far invidia a Marco Polo. E’ il tipo che prenota solo il minimo indispensabile  per seguire la scia del momento. Se si trova bene in un luogo, ci rimane più a lungo per esplorarlo meglio e lo può fare grazie al programma aperto, senza paletti o limiti.

Essere un viaggiatore indipendente comporta accettare tanti compromessi, ma non deve essere un’imposizione, deve diventare uno stile di vita. Altrimenti, non farai altro che lamentarti e pentirti di essere partito. I compagni della camerata di un ostello, la pulizia latitante nell’angolo sperduto di una comunità di recupero in Kenya, la corrente elettrica a singhiozzi perché nelle ore di punta è utilizzata da tutta la popolazione di quel villaggio nell’India del Sud. Sono vere esperienze di vita, ma devono essere fatte con consapevolezza, altrimenti ti rovini l’eperienza tu e la rovini a chi ti sta intorno.

Io non sono ancora riuscita a sbloccarmi del tutto quando prenoto un viaggio. Una camera singola e un bagno privato sono purtroppo ancora costi imprescindibili nei miei preventivi vacanzieri. Certo, cerco di evitare i circuiti turistici e mi tengo lontana da ristoranti “alla moda” prediligendo luoghi dove probabilmente un ufficio di igiene non è mai entrato neanche per sbaglio, ma me ne frego, e se i locali mi hanno consigliato quel posto, inghiotto la perplessità e ci entro.

Eppure. Eppure il budget destinato ai viaggi è sempre meno. Le spese giornaliere nella vita qui, sono sempre più alte. Cosa faccio? Smetto di viaggiare? Ma neanche per sogno.
Ci sono molti aspetti che potrò andare a limare per contenere il budget finale, ma qui stiamo considerando un lungo viaggio. Non una semplice vacanza estiva. E quindi?

Sapete che esistono anche esperienze di viaggio che permettono di mantenersi mentre si è via? Il famoso au-pair ad esempio, mica è solo per i ragazzini. Ci sono fattorie e aziende agricole sparse per il mondo, nelle quali basta lavorare come “raccogli arance” per un paio d’ore al mattino e ti offrono vitto e alloggio. Perché non provare? Metti un viaggio in Australia, dove questa pratica è più usata e hai trovato da dormire. Certo, ci vuole un minimo di impegno e di serietà. Devi lavorare. Punto.
Ma se altrimenti facendo, l’Australia rimanesse solo un sogno, perché non prendere in considerazione questo modo diverso di viaggiare?

Certo, da qui, comoda a casa con tutti i comforts è facile parlare. Bisognerebbe vedere quanto ci metterei a “sclerare” una volta in viaggio in posti sconosciuti e in stretta convivenza con gente mai vista prima. A far i conti con un lungo periodo lontano da casa ( il minore dei problemi) e un saldo bancario che piano piano si dilegua ( il maggior dei problemi) mentre conti che ti mancano ancora mesi di viaggio (la parte figa dell’esperienza) e non sai verso quali avventure stai andando.

Certo è che un’esperienza del genere non è da tutti. Al momento non conosco nessuno che abbia mollato la vita qui per dedicarsi alla scoperta del mondo.

Ci vuole un po’ di incoscienza. Ci vogliono le palle. Ci vuole menefreghismo ( di quello che ti dice la gente) e grande rispetto per i propri sogni.

 

 

 

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L’educazione è davvero passata di moda?

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Avendo io 36 anni (20 per chi legge NdA) ho potuto vedere un pezzetto delle generazioni che passano e popolano questo nostro pianeta e mi sono accorta da parecchio, che piano piano l’atteggiamento delle persone si è modificato col tempo. Non è una cosa che ti svegli la mattina e BOOM ti colpisce in pieno viso lasciandoti senza parole. No, è una trasformazione lenta ma inesorabile. E’ come se il mondo avesse preso troppa confidenza con se stesso e cosa succede quando prendi troppa confidenza? Semplice. Dai per scontato tutto, diventi sfacciato e non hai più quei filtri che delimitano la linea tra gentile imbarazzo e decisa sfrontataggine. Ecco cosa deve essere successo alla popolazione mondiale: ha probabilmente scavalcato quel limite. Non so, magari sono io ad essere esagerata, ma ultimamente poi, noto davvero tantissima arroganza in giro e la cosa peggiore, è che ormai è diventato un vanto. “Mi ha guardato troppo e allora io sono andato a chiedere che problema avesse e mancava poco che gli metttevo le mani addosso”. Ormai si sente spesso parlare cosi, solitamente la frase viene accompagnata da risa e gridolini di incitamento.

Una volta andare al supermercato era probabilmente noioso, si, ma quantomeno non era la battaglia che si appresta ad essere combattuta oggigiorno. Gente che ti spinge il carrello sulla schiena, che occupa tutta la corsia costringendoti a fare l’equilibrista per passare e che neanche si degna di spostarsi leggermente, che è subito pronta a passarti davanti se ti distrai un attimo. La cosa che mi sconvolge di più in tutto questo, è non sentire neanche una sola, misera volta, la parola “mi scusi” : ma attenzione non perchè ci si dimentica come dirlo, purtroppo ci si dimentica come si vive con il prossimo. Ormai le scuse sono diventate un lusso per pochi, perché la cosa grave, è che la maggior parte di questi maleducati, sono convinti di essere dalla parte della ragione!!! E forse è questo l’aspetto più grave. Come si educa qualcuno che è convinto di far sempre la cosa giusta?
Le code in Italia, sono sempre state degli imbuti aggrovigliati, ma ultimamente, si aggiunge anche la componente aggressiva in tutto questo. Gente che ti passa davanti e che quando viene gentilmente redarguita, fa spallucce o peggio ti risponde in maniera arrogante che non si era accorta o che ha fretta. Quindi, tu, con la tua educazione, rimani lì basito alzando gli occhi al cielo e chiedendoti dove abbiamo sbagliato.

Mamme che difendono i loro pargoli anche di fronte all’evidenza, che litigano con i professori e che minacciano querele e denuncie (quando ero piccola, io avevo sempre torto, i più grandi sempre ragione. Magari avrà un pochino abbassato la mia autostima, ma non ha prezzo il guadagno che ne ho avuto nel rispetto altrui e nella consapevolezza che il mondo non gira intorno a me; i genitori non saranno sempre li a giustificarti!).
Non parliamo nemmeno di cosa succede nelle strade quando sei al volante. La gente ormai si ammazza per una precedenza o un parcheggio (!!!) e nonostante tutti si sdegnino quando si sentono fatti del genere, sono pronta a scommettere, che le stesse persone, ore dopo, si comportino in maniera aggressiva e violenta alla prima svolta senza freccia. Perchè alimentare questo odio recondito? Perchè vivere con questa rabbia repressa che è pronta ad esplodere appena la nostra routine subisce una variazione? Senza entrare nella ragione psicologica di questo comportamento, sarebbe il caso di soffermarci a riflettere. Dove ci porterà tutto questo? Le persone arriveranno ad ammazzarsi per strada come nel far west? Retrocederemo invece di progredire? Una volta ho visto un film. Si chiama La Notte del Giudizio:http://www.youtube.com/watch?v=W5jGKGo_6Ok

Sebbene sia solo un film e forse neanche del tutto riuscito, l’idea di base è spaventosamente tremenda, da far venire i brividi. Sarà questo il nostro futuro?

Non rimpiango i tempi in cui ci si dava del voi o dell’apertura delle porte delle autovetture alle donne. Assolutamente. Ma ad esempio, sarebbe carino, aspettare che la gente esca dall’ascensore prima di entrare e incastrare chi era già dentro. Se nelle scale mobili tutti stessimo a destra, si potrebbe agevolare chi ha fretta e farlo passare a sinistra. Nessuno vuole degli automi, ma se tutti agissimo secondo regole non scritte, la convivenza nelle nostre affollatissime città, non sarebbe più facile? Leggo spesso nei forum e nelle discussioni, frasi del tipo “se non c’è scritto, non devo farlo“. Eccoci qui. Spesso a noi esseri umani, serve qualcuno che ci dia delle regole. Non siamo in grado da soli, di stabilire delle piccole norme di base. E spesso, ahimè, anche quando c’è la regola, facciamo degli sforzi sovrumani solo per cercarne la scappatoia. Questi sprechi di energia, non sarebbero più utili se li incanalassimo in qualcosa di buono? Ci si riempe spesso la bocca con frasi come “questo mondo è diventato un disastro” o “non ci sono più le buone maniere” ma noi, realmente, al di là di parlare, facciamo per primi qualcosa affinché queste brutte abitudini possano smettere? Nel nostro piccolo, ci sforziamo davvero di cambiare le cose o siamo solo spettatori che ogni tanto lasciano qualche critica, come se fosse solo un film e non la vita reale che ci passa sotto gli occhi?