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SI FA PRESTO A DIRE FITNESS…

fitness d'altri tempi

 

E’ arrivata l’ora della prova costume. Non so chi abbia inventato questo termine, ma lo odio profondamente, che lo sappia! Quando la leggo nei giornali, nei social network o la sento nelle odiosissime pubblicità (quelle con la donna taglia 38 che dice di vedersi grassa e risolve tutto con una tazza di cereali )mi si rivolta lo stomaco. Prova costume. Certo, vedere queste perfette Silhouette snodate che si fanno largo tra diete, esercizi fisici e litri di acqua buttati giù come se niente fosse, risveglia in noi, un motto d’orgoglio ed erroneamente ci fa esclamare:” da domani mi metto in forma anch’io“.

Eh ma non è mica così semplice. Non va tutto come si vede in tv.

Innanzitutto, raramente, abbiamo nell’armadio delle tenute ginniche così abbinate e visti i chiletti in più, il risultato finale, ci fa sembrare più somiglianti alle tutine di zelig che a delle atlete modelle. Ma pazienza, siamo solo al primo giorno, dovremo pur iniziare, no?

E allora, vai al supermercato e compra l’impossibile: cereali per la colazione, acqua per gli esercizi fisici, magari anche un carico di verdure per una miglior alimentazione – anche se al supermercato fanno un effetto così tanto carino, poi a casa nel piatto, daranno un filino di tristezza. Ma tant’è, siamo convinte. Dobbiamo tornare in forma. L’armadio ha troppe cosine carine che aspettano solo la taglia giusta.

E’ mattina e abbiamo puntato la sveglia prestissimo. Dobbiamo affrontare la nostra nuova vita fatta di fitness e benessere, di dieta e di duro esercizio. La notte abbiamo pensato e ripensato che non potrà essere così male. Ci immaginiamo il sole che splende al nostro risveglio, noi che dopo una tazza di cereali ci vestiamo armate di grinta e andiamo ad affrontare un duro allenamento.

Il cellulare squilla. E’ ora di darsi una mossa. Allora piene di fiducia (mal riposta), ci alziamo e scopriamo un’amara verità. Una di quelle che non ti mostreranno mai in televisione: abbiamo un sonno porco, la schiena a pezzi dalla posizione sbagliata nel letto, il clima è più freddo del previsto e il sole ancora sembra nascosto da nuvole impertinenti. Per un attimo ce lo diciamo, sotto voce, ma chi me lo fa fare? Dura solo un attimo però. Perché ti ritorna alla mente che DEVI entrare in quei jeans. Ti andavano bene solo qualche mese fa, quindi devi fare qualche sacrificio: purtroppo dopo i 25, ancor di più dopo i 30 anni, il metabolismo diventa il peggior nemico. Altro che qualche sacrificio. Per le meno fortunate, i sacrifici per rimanere in forma, dovrebbero durare per sempre. O ce ne freghiamo e ogni tanto ci rimettiamo a dieta. Il problema è che questo tira e molla durerà in eterno. Beati i vent’anni quando si bruciavano calorie anche solo dormendo. Non sarà più così facile, neanche con i cerealini che ti ammiccano e le verdure bollite. Si farà sempre il doppio della fatica. E sarà sempre più difficile.

Dopo aver tirato due somme, decidiamo che sì, oggi inizia il tanto schifato allenamento. Proviamoci, fa bene anche alla salute. E allora armate di pazienza, coraggio e lettore mp3, partiamo da casa con le migliori intenzioni. Sappiamo di non poter affrontare subito una corsa, quindi iniziamo con una camminata veloce. L’aria stuzzica la pelle del viso e ci sveglia di colpo. Sentiamo una forte energia che attraversa il corpo. “Allora funziona davvero?” e con tutto l’ottimismo di questo mondo, proviamo a correre, convinte che bruceremo tantissimi grassi e che se manterremo questo allenamento giornaliero, in men che non si dica, avremo di nuovo la nostra linea perfetta.

E INVECE NO. Perché dopo due, dico, due minuti di corsa, stiamo praticamente rantolando aggrappate al cancello di una casa, nella speranza che non ci veda nessuno. Il cuore sembra urlare pietà e il fiato sta cercando ossigeno anche nelle dita dei piedi. Proviamo ancora, e ancora ci fermiamo. Probabilmente è solo questione di allenamento, ma se son ridotta così, finirà che forse riuscirò a correre per settembre. Troppo tardi.

Così l’indomani, armate di speranza, tiriamo fuori l’impolverata e dimenticata bicicletta.

E’ ora di andare, se proprio non riusciamo a correre, proviamo con i pedali. Magari va meglio. Ma da quand’è che non usiamo le due ruote? Forse da troppo, perché già solo dal garage al vialetto, ci accorgiamo di non aver più equilibrio. Però non ci perdiamo d’animo, dicono spesso “è come andare in bicicletta“, quindi in qualche modo, si deve riuscire a dominare il mezzo. Piano piano, ritroviamo la pedalata sicura, l’aria addosso che si schianta contro noi nel bel mezzo di una discesa ( frenando, per la paura, non come quando si è piccini che si andava giù a mille all’ora ) e ci sembra finalmente di aver trovato lo sport per noi. Poi dopo una lunga pedalata ci fermiamo un attimo. Per assaporare la natura che ci circonda e sedute per terra, guardiamo la bicicletta con orgoglio: siamo delle sportive!

E INVECE NO. Non va tutto liscio, perché quando è ora di rimontare in sella, ci ritorna come un lampo alla memoria, una sgradevole sensazione di un dolore atroce: le chiappe sul sellino, anzi, ad esser precisi, le ossa delle chiappe sul sellino. “E ora? Non riesco neanche a sedermi, come torno indietro?
In qualche modo, tra una parolaccia e un gemito, ci rimettiamo in sella, già sapendo che domani sarà impossibile riprovarci. Ogni buca la facciamo in piedi sui pedali perché ogni buca è come un calcio. Se ci vedessero in questo momento, penserebbero immediatamente a Fantozzi. E il peggio deve ancora venire. Perché mentre siamo impegnate a non sentire il sellino che si sta impossessando del nostro posteriore, ci siamo completamente dimenticate che l’aria che tanto assaporavamo all’andata, era solo il risultato di una enorme discesa. Quindi, doloranti, stanche ed ansimanti, realizziamo troppo tardi di dover affrontare una salita che al momento sembra un muro. Nell’ultimo sprint di energia che abbiamo in qualche modo tirato fuori per orgoglio, ci buttiamo a capofitto nelle pedalate, ma per quanto possiamo cambiare o non cambiare marcia, arriviamo a metà e stramazziamo al suolo. Che figura, chi passa ci vede. Vede che stiamo trascinando la bicicletta lungo quella infernale salita, così nonostante tutto, fingiamo un’espressione divertita e soddisfatta.

Finalmente a casa, cotte e sconsolate, non ci resta che premiarci con una fetta di torta. Così le poche calorie consumate, vengono subito rimpiazzate. Ed è così che la nostra lotta con la prova costume durerà in eterno.

Fino alla prossima dieta.

 

 

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VEGANI VS CARNIVORI: QUAL E’ LA SOLUZIONE?

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Proprio mentre già mi pregusto e mi lecco i baffi in vista della costata succulenta che ho in programma di mangiare questa sera, ecco che mi compaiono link e articoli sulla dannosità e sugli effetti negativi che l’alimentazione ha sulla salute umana. Ovvio, dico io, che mangiare cibo spazzatura tutti i giorni non fa senz’altro bene, ma il resto? Allora quasi spinta da una forza interiore che morbosamente ne vuole sapere di più, mi ritrovo ad aprire pagine su pagine elencanti i benefici di una dieta vegana.

Io non so nulla su questo argomento, quindi mi limiterò ad un racconto di quelle che sono state le mie sensazioni.
Curiosità, incredulità, paura, convinzione, perplessità.
Ho incominciato a leggere ogni sorta di articolo riportante le parole “cancro e alimentazione“. Ho dovuto sopprimere il senso di ansia che mi è venuto nel leggere tutto quell’elenco di cibi proibiti e dannosi che io invece ingurgito senza pietà. Ho incominciato un pochino a sudare freddo e mi son detta: “mah proseguiamo, vediamo dove mi porta“.
La carne rossa fa male, anzi malissimo. Le proteine animali sono nocive. Le carni cotte alla griglia, poi, sono pericolosissime: la mia costata tanto sognata di stasera, sta assumendo la forma di un teschio nella mia mente. Oddio e ora?
Verdura, frutta, fibre, pesce. Una serie infinita di alimenti che aiutano l’organismo.
Fritti, carni, insaccati. Una serie infinita di adorabili cibi che danneggiano il corpo.
La mia mente esplora nei ricordi. Ma io, come ho mangiato nel corso della mia vita? Inesorabile risposta del mio cervello ormai fuso dalle informazioni: “lasciamo perdere“.
Ho mangiato sempre male e troppo? Si.
Ho abusato di aperitivi, grigliate e latitato di verdura e vitamine? Si.
Sto sudando freddo, ve lo giuro. E mi chiedo: “è ancora possibile fare una retromarcia immediata per contrastare i casini alimentari che ho combinato?”
Non so ancora praticamente nulla su questo argomento, ma quello che più mi sta lampeggiando davanti agli occhi è : “la paura è abbastanza forte per potersi dare una svegliata o basta che mi si presenti davanti un piatto fumante di patatine fritte, per dimenticarmi di quanto siano nocive?”.
Io mi conosco. Rinuncerei sul serio, da ora e per sempre alle buone e profumate grigliate estive con gli amici? Sono una delle cose che più adoro al mondo. E poi ancora penso che io di carne, in effetti, non ne mangio molta, devo eliminare anche quell’unica scarsa bistecca che mi concedo quella volta al mese? Inconsciamente comincio a rassicurarmi. Una volta al mese è poco, sarà mica quella che fa male?
La mia forza di volontà è così forte da impormi tali limiti o finirei col pensare che tanto di qualcosa si deve pur morire?
Filosoficamente parlando, è meglio aggiungere giorni alla vita o vita ai giorni?
Questo perché, onestamente parlando, potrei giurare di non essere in grado di vivere da qui fino al resto dei miei giorni rinunciando a ciò che più mi piace. Non dico di mangiarsi un bue al giorno o di buttare giù litri di alcool e schifezze varie. Ma sarei pronta a dire per sempre addio a quei deliziosi manicaretti tanto buoni ma anche tanti cattivi?

Poi, come sempre succede quando ci si deve liberare da una dipendenza, il mio cervello incomincia a formulare delle attenuanti: altro non sono che delle piccole scuse per sentirsi meno in colpa? Allora mi ritrovo a pensare, che forse, se durante la settimana, incominciassi a mangiare più verdura e meno grassi, magari una volta ogni tanto, potrei sgarrare. Cosa potrebbe succedere? Mi sento come un drogato che inventa qualsiasi eccezione pur di confermare la regola: “sto benissimo senza, ma oggi ne ho voglia e non c’è niente di male“.
Finirà così? Sarò per sempre giudicata dalla mia parte vigile che sarà il giudice in ogni scelta alimentare che farò da oggi? Sarò nuovamente libera di godermi i miei pasti o avrò sempre il pensiero che quello che sto facendo è profondamente sbagliato?
Saprò trovare una giusta via di mezzo o in questo caso le vie di mezzo non funzionano? O mangi bene o basta quell’unica eccezione per rovinare tutto il lavoro fatto?
Carnivori incalliti, vegetariani convinti: parlatemi e spiegatemi. Come vivete la vostra quotidiana alimentazione? La rinuncia porta piano piano alla consapevolezza di aver scelto bene o niente al mondo può convincermi di vivere il momento senza rimpianti?
Al momento sono ancora frastornata da tutte le informazioni, dovrò con calma metabolizzare tutto quello che ho letto finora. Ma alla fine, metabolizzerò anche la costata di stasera o finirò per ordinare qualcos’altro?

Probabilmente mi comporterò da irresponsabile. Mangerò la mia costata, ma ogni boccone sarà un pensiero fisso. E magari, sarà con quel tarlo in testa, che incomincerà la mia ascesa alimentare nel regno del cibo per la salute.
Come un tossicodipendente in cerca della sua dose, troverò qualche scusa adatta alla situazione o spingerò via quel menu succulento come se fosse uno spacciatore con il quale ho deciso di chiudere i conti?