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VERGINITA’, POLIGAMIA, MASCHILISMO E ALTRE COSE SINGOLARI IN NOME DELLA RELIGIONE

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Non sono mai stata credente praticante. Ora forse, non sono neanche più credente. Non nel termine che si intende solitamente. Diciamo che ho dei conti sospesi con qualcuno in alto, ma vorrei parlarne a tu per tu, senza tramiti, senza interpreti inaffidabili. Insomma, senza la chiesa e tutto il corteo che si porta dietro.

Non sono quindi un’esperta di cultura religiosa e non so neanche esattamente quali sacrifici dovrebbero essere compiuti per rientrare nella categoria del “perfetto fedele” ma spesso mi trovo di fronte a notizie che faccio fatica a digerire. Molte religioni consentono la pratica della poligamia. In particolare,  guardando un documentario, ho potuto constatare che in alcuni gruppi appartenenti alla Chiesa Mormone, la maggior parte dei quali vive nello stato americano dello Utah, è non solo consentito, ma praticamente obbligato, il matrimonio poligamo. Ufficialmente i Mormoni, negano questa pratica e il suo utilizzo, ma allora perché in alcune comunità è seguita come legge di Dio?  Sarà mica una scelta di comodo fatta dagli uomini per gli uomini e che per questo continua tranquillamente a diffondersi? Certo, gli uomini intervistati hanno spiegato quanto sia difficile investire tempo e fatica in due o tre moglie, dividersi a turno nel letto delle “fortunate consorti” e aver sempre la lungimiranza di non amare una più dell’altra. Ma le mogli? Eh, le mogli di primo acchito sembrano tutte vivere in una nuvola rosa di puro amore e di eterna gratitudine. Con uno sguardo più perfido e analitico, ho visto invece sguardi e sentito toni tutt’altro che sognanti. Sono gelose? E certo che lo sono! Immaginate di essere la prima moglie e di colpo vedere che tuo marito bacia, abbraccia e coccola un’altra davanti ai tuoi occhi. Immaginate improvvisamente di doverlo dividere a turni per dormirci insieme. Per noi è fantasia, io manderei a spigolare lui e le altre dopo un nanosecondo. Eppure loro accettano, mandano giù il rospo e, la cosa peggiore, augurano alle proprie figlie di fare la stessa fine. SOB! Ma perché? Perché bisogna diventare così estremisti per seguire la parola di qualcuno che forse (datemi atto) neanche esiste? Non sarebbe meglio limitarsi a diffondere pace e amore invece che aggiungere sofferenze e ingiustizie?

L’ultima stranezza in fatto di religione l’ho trovata spulciando il web oggi e qui potete trovare l’articolo al completo in inglese. Dunque, voglio capire, queste ragazzine donano simbolicamente la verginità ai loro padri? Ma solo io ci vedo qualcosa di inquietante e morbosamente strano? Già di mio trovo che la verginità non sia una virtù, ma semplicemente un dato di fatto biologico. Già non riesco proprio a farmi scivolare addosso l’idea che, sempre per soddisfare i requisiti religiosi, io debba rinunciare ad avere una vita sessuale che in realtà porta, se fatta con testa, una serie di benefici fisici e psicologici dimostrati. E adesso dovrei accettare questo strano rito in cui i padri si fidanzano con le loro figlie e si sposano con Dio in una cerimonia che ricorda il matrimonio? Scusate sarò limitata, sarò forse accecata dal mio femminismo intrinseco, ma io quello che vedo è un ulteriore passo per limitare la vita della donna in favore della tranquillità maschile. Leggete questa frase che copio e traduco: “la verginità racchiusa in un anello donato al padre che la conserverà intatta fino al matrimonio vero“. Quindi, anche se in realtà ce la spacciano per tutelare la salute (citano anche l’AIDS come deterrente per l’amore promiscuo) fisica e psicologica delle sposine, in realtà ci leggo una volontà tutta al maschile di aver una donna casta e pura da sposare. Perché non vedo piccoli ometti compiere lo stesso rito?

Nel web si trovano forum che sostanzialmente spingono alla  castità. Persone che non solo trovano corretto avere un comportamento puro fino al matrimonio, ma che sostengono di dover affrontare la castità anche all’interno della vita coniugale. Ma in che senso? “Anche all’interno di una coppia sposata, è necessario mantenere uno stile di vita adeguato alle regole del Signore”.  Ammetto di essere rimasta perplessa nel leggere queste parole. I fedeli che ho avuto modo di leggere, parlano di una vita sessuale morigerata anche dopo il fatidico sì, perché qualora si facesse sesso più di una volta al giorno, si cadrebbe in un circolo vizioso e, uso i loro termini, “poco responsabile”. Ma allora ditecelo voi qual è il numero di volte consentito. Una vita spesa nella penitenza. Nella privazione e nella negazione.

Una delle discussioni più gustose dal punto di vista della curiosità, è stata la dichiarazione di un uomo in questo forum (cercatela, ne vale la pena) che con l’arrivo dell’estate, cercava di redarguire le gentili signore, in modo tale da non esibire troppa pelle nuda nelle spiagge. Non stiamo parlando di topless, signore e signori. No, no. Stiamo parlando di normali costumi. Stiamo parlando del tentare di scoraggiare le donne ad andare in spiaggia perché “l’uomo è debole, può cercare di resistere, ma se le donne si esibiscono, poi uno fa davvero fatica”. Eccallà. E’ colpa nostra, ragazze! Quindi con 40 gradi in cui ci si scioglie all’ombra, io dovrei coprirmi come un talebano o peggio, evitare proprio le spiagge, perché tu, uomo, non sai controllarti? Questi mi fanno paura. E’ come dire che se ti violentano, è colpa della tua minigonna. Ma bene. Qui invece di andare avanti, torniamo indietro. Ho i capelli rossi e son mancina: devo nascondermi? Devo temere un’altra caccia alle streghe? FOLLIA PURA.
Voglio dire, fate pure quello che ritenete opportuno, ma non giocate a nascondino con la mia intelligenza. Far passare un puro atto di maschilismo religioso, per un atto di eroicità femminile, lede la mia onestà intellettuale.

Mi sono recentemente imbattuta in un sito religioso che si prodiga a dar consigli a chiunque scriva di aver bisogno di aiuto, di una guida, di un parere. Provate a dare un’occhiata qui. Non riesco a focalizzare se siano peggio le persone che scrivono ad un perfetto sconosciuto raccontandogli i più intimi segreti, o il dittatoriale sacerdote di turno che risponde puntando il dito e accusando queste poveri bisognosi. Ho letto qua e là alcune delle lettere a cuore aperto inviate. Quella che mi ha sconvolto di più, raccontava di quanto questa coppia desiderasse un lavoro per poi procedere a crearsi una famiglia. Nella loro semplice e genuina domanda, chiedevano quale potesse essere il peccato da loro commesso, se avessero usato dei contraccettivi per evitare gravidanze indesiderate, soprattutto per la carenza di introiti fissi. Ora, io non sono nessuno per dire alla chiesa quali regole andrebbero modificate, o quali andrebbero abolite. Ma se vedo una coppia così sincera che mi chiede aiuto su una questione così delicata, quantomeno mi limiterei a non dar giudizi. La risposta che ha fornito il “don”, mi ha lasciata basita. Prima è partito alla lontana ricordando diritti e doveri, citando versetti e capitoli, poi ha sferzato il colpo di grazia. Una stilettata in pieno stomaco, non c’è che dire: “se voi aveste usato la coscienza come il Signore comanda, invece che usare metodi vietati dalla nostra religione, non dico che avreste un lavoro, ma sicuramente il Signore non si sarebbe indignato e vi avrebbe aiutato in maniera più significativa”. MA. CHE. STAI. A. DI’? Io mi immagino questa povera coppia timorata di Dio che dopo aver letto una risposta del genere, si prodiga a smettere subito con ogni precauzione e da precario duetto, si ritrovano una bella famiglia numerosa. Perché tanto il Signore ora ci aiuta. Suppongo che ogni sera vi faccia trovare un mazzetto di banconote sotto il letto, il signore vostro: certi consigli, sono presuntuosi, anacronistici e pericolosi. Vi prego, qualcuno li faccia smettere.

Ed ecco qui che in soli due giorni, mi capitano sotto il naso delle vicende che mi lasciano sempre più perplessa su come l’uomo abbia inteso la volontà del Signore. Mi sembra che ci siano state delle modifiche ad hoc nel corso degli anni. Non sarebbe molto più utile al genere umano, se al posto di criticare, giudicare e proibire, questi credenti integralisti, si impegnassero di più nell’amare, donare ed aiutare? Beati siano quei poveri missionari in terre ostili che spendono il loro tempo ad assistere le persone rovinate dalla fame e dalla povertà. Loro sono così impegnati a produrre del buono, che non perdono tempo inutile a disegnare lettere scarlatte sui vestiti della gente. Se da quel che ricordo, Gesù non fece scagliare quella famosa pietra, perché dovremmo farlo noi? Non sarebbe quasi ora di smettere di limitare la libertà e le scelte altrui e viversi appieno quella che, consentitemi, fino a prova contraria rimane l’unica e sola vita che abbiamo?

 

“Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.”
Margherita Hack

 

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QUELLE CHE … MA TUO MARITO TI AIUTA?

theprince

 

Non sono mai stata una grande fan di quelle donnine perfette che vivono nella loro casina perfetta. Mi sono sempre dedicata alla cura della casa con distacco, noia, scazzo e parecchio snobbismo.

Non fraintendetemi, non ho mai vissuto in un letamaio, ma riguardo al bordello sparso in giro per casa, posso dire di esserci andata parecchio vicino. Ho sempre preferito un aperitivo all’idea di rinchiudermi in casa per pulire. A volte io e mio marito ci siamo perfino chiesti ogni quanto tempo era considerato “politically correct” lavare le tende di casa.

Devo ammettere, però, che da quando ci siamo creati un piccolo rifugio tutto nostro, abbiamo incominciato a dedicare qualche attimo in più per rendere la casa pulita ed accogliente. Forse solo perché ora è nostra e la sentiamo tale, forse prima rifiutavamo ogni legame con la bettola che avevamo in affitto. Sta di fatto che ad oggi, sentiamo quasi spontaneamente il piacere di accudire la nostra piccola oasi di intimità.

Sono però due le cose che non vedrete mai in casa nostra: una donna che suda e smadonna tra stracci e polvere come Cenerentola e un uomo svaccato sul divano con birra e telecomando stile Homer Simpson.

Io e mio marito abbiamo da sempre suddiviso i compiti da svolgere e senza neanche metterci a tavolino a stilare una lista di cose da fare. Semplicemente, chi ha tempo e voglia la fa, l’altro si riposa e farà qualcos’altro dopo. Oppure, insieme, uno incomincia a pulire il bagno, l’altro parte dalla cucina: musica a palla e coccole fra una passata e l’altra di mocio. L’abbiamo sempre fatto e sempre lo faremo. Per anni, parlando con persone al di fuori, mi sono quasi sentita una miracolata: “che fortuna che hai”, mi dicevano e mi dicono tutt’oggi. Io non riuscivo a capire di cosa stessero blaterando. O azzarderei il termine “di che cosa mi stessero accusando”, viste le occhiate di odio e le frecciatine che mi venivano lanciate. Soffermandomi a pensare, ho trovato cosa suona strano in queste mezze frasi.

Care le mie signore che per anni mi avete ammorbato su quanto io abbia avuto la fortuna di incontrare un uomo come il mio. La mia non è fortuna. Non ho pescato a caso un marito infilando la mano in un sacchetto pieno di nomi ed estratto uno fra tanti. Quella sì, sarebbe stata fortuna. Io l’ho scelto e lui ha scelto me. Voglio dire, voi invece? Non avevate il sentore che il vostro uomo fosse un nullafacente? Non avete mai fatto una vacanza insieme? Una persona non può cambiare da un momento all’altro; se prima era coccolato, viziato e riverito da mammà, per quale strana coincidenza degli astri, pensavate che da sposati fosse poi differente?

Ho sentito cose talmente assurde da farmi strabuzzare gli occhi. Uomini che spargono indumenti in giro per casa, che pretendono la biancheria pronta e stirata e la cena in tavola e mariti che non sanno nemmeno farsi un primo piatto se lasciati da soli in casa.

Ma seriamente?

Dobbiamo quindi presupporre che questo uomo sia passato direttamente dalla casa dei genitori alla vostra. Senza passare dal via dell’autonomia nel vivere da solo. Quindi, ok per giovani uomini sui vent’anni, ma intorno ai trenta, scusate, gli appuntamenti intimi erano svolti in macchina? Io da 36enne, mi sarei posta un dubbio nel vedere un mio coetaneo vivere ancora in casa dei genitori, se ci pensate, poi,  succede solo nel bel paese, visto che all’estero, spesso, dopo il college e il primo lavoro, i figli diventano indipendenti e vanno a vivere da soli.  A volte in Italia, purtroppo, subentra il non trovare un lavoro che permetta le spese di vivere da soli. Spesso, ho il dubbio però, che sia una scelta di comodo per questi eterni teenager che si trovano troppo bene a casa dove tutto è pronto e fatto dalla mamma. E anche queste mamme, con la loro fissa di dover far da zerbino agli uomini di casa, convinte poi, che troveranno la nuora giusta a cui passare il testimone di “balia del piccolino”. Signore mie, lasciate che questi figli crescano, tagliate quel cordone ombelicale, fate dei vostri cuccioli degli uomini pronti e autonomi. Non perpetuate le usanze ereditate dalle zie e dalle nonne. Le ragazze ve ne saranno grate.

Tralasciando questo particolare, passiamo al fatto che entrambi i coniugi, si trovino a vivere da soli per la prima volta insieme. Odio quando sento frasi come “poverino, il mio mi aiuta tantissimo”. Aiuta tantissimo. Quindi stiamo dando per scontato che il compito sia mio e lui si degna di aiutarmi. Eh no. La casa è di entrambi, ci si aiuta, semmai.

Neanche mi soffermo sugli esemplari che non sanno fare niente. Ma come? Smontate e ricostruite motori, muri e impianti e vi fermate di fronte ad una pentola di acqua che bolle o al pulsante di una lavatrice? O siete stupidi o siete pigri. Proviamo a pensare che non siate del tutto rincoglioniti, allora forse siete solo degli scansafatiche. Di quelli furbi.

Una lancia a favore dei mariti volenterosi. Esistono donne martiri che vogliono fare tutto a modo loro, perché come lo fanno loro, non lo fa nessuno e guai ad aiutarle. Tanto non sareste in grado di compiere il miracolo di perfezionismo che raggiunge il lavoro della vostra psicotica consorte: “meglio che non gli faccio far niente, sennò poi mi tocca rifare tutto daccapo”. Ecco, lasciatele lì a lavorare, evidentemente, non hanno di meglio da fare che salire in cattedra, sono i guru delle casalinghe disperate, quelle che non escono se non hanno pulito anche l’ultimo stipetto, che non cucinano fritto sennò poi si sente in casa e che urlano se lasciate una goccina di acqua per terra dopo la doccia. Lo trovo un modo molto patetico di viversi la propria dimora. La propria esistenza tutta dettata dalla pulizia della casa senza riuscire a godere degli aspetti più profondi e belli che la convivenza porta. Ma, che dire, contente loro, contenti tutti.

Leggendo nel web, sentendo parlare in giro, mi accorgo che sempre di più, oggi come ieri, le categorie tendono ad essere ancora ben delimitate. La donna fa la donna e l’uomo fa l’uomo. Esistono fortunatamente uomini che si stupiscono quando sentono di mariti fannulloni e ridono pensando che forse neanche i loro nonni erano così inutili in casa. Molti si sentono giustamente adulti e pensano che essere autonomi sia una parte essenziale del crescere come persone e che così deve essere. Dio li benedica.

A tutti gli altri, auguro fortemente di trovare un clone della dolce mammina. Anche se trovo che non sia del tutto romantico vivere con una donna che vi intima di andare a lavarvi perché è pronta la cena.