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La nuova, vecchia moda del Victim Blaming

E’ tornata di moda, o forse, non è mai andata via.

La cosa peggiore è che ci conviviamo da sempre e a volte sembra anche normale.

Sto parlando del Victim Blaming, la colpevolizzazione della vittima.

Non so quando mi si siano effettivamente aperti gli occhi, ormai ero abituata anche io ad aspettarmi un discorso del genere.

Mettiamo il caso. Una ragazza viene stuprata di notte in periferia. La ragazza tornava da una festa. Buttiamo un carico da novanta: la ragazza era magari stata vista bere durante la serata.

Un ragionamento normale, civile e sensato, porterebbe tutti a capire quanto sia ancora difficile per le donne uscire di casa in totale tranquillità.

Eppure.

Eppure niente da fare. Basta leggere i commenti nei vari social network o conversare con le persone fuori di casa per accorgersi di una spaventosa tendenza. La colpa è della vittima.

“Una che va in giro di notte se le cerca”.

“Bevi, provochi e poi ti lamenti”.

Capite? Il violentatore di colpo è sparito dalla lista dei sospettati. Lui è un uomo e si sa, gli uomini quando provocati reagiscono. Fa niente se tu dici no. Se indossi la minigonna lo stai tentando ed invitando. Cosa c’entra che tu abbia urlato con tutta la voce un no grosso come una casa. Se hai bevuto e magari hai flirtato con lui durante la serata, è il minimo che ti possa succedere. Provochi, sei una troia, ti vesti succinta e vai in giro di notte.

La cosa che mi fa sorridere è che spesso, le stesse persone che sputano sentenze di questo tipo, sono quelle che disprezzano il mondo arabo per l’incivile maniera con la quale trattano le loro donne.

La cosa invece che mi fa più schifo, è che molti di questi sprezzanti ammonimenti arrivano proprio dalle donne stesse. Come se fossero sempre in competizione. Una competizione triste e becera nella quale devono spiccare per il loro essere sante e pure. Puntare il dito contro quella donna che magari ha il coraggio di uscire da sola. Perché nel 2015 ci vuole coraggio, a quanto pare. Una donna che vive la propria libertà sessuale nella totale consapevolezza di poter gestire le sue relazioni come meglio crede. E invece viene demonizzata. Loro, le sante, le scagliano la pietra del disonore. Lei, la puttana che la da a tutti. E non si soffermano a pensare che se anche fosse vero, sarebbe solo affar suo. Perché non puntano le loro dita accusatorie e crepate dalla malignità contro quegli uomini che tanto sperano di colpire con le loro frasi ad effetto?

Spiccare tra le altre. Voler far capire a tutti gli uomini presenti che le donne vere hanno ancora dei valori. Eh già, loro, le brave donnine di casa che mai si sognerebbero di trovarsi in periferia di notte. Perché naturalmente non basta vivere in un paese considerato civile per essere libere e sicure. No. Se esci di notte da sola, alla fine, un po’ te lo meriti.

Le frasi sottovoce. Le dita che indicano e le bocche che si contorgono. La colpa è sua.

No, proprio non le tollero. Sembrano in fila per essere applaudite da quegli uomini che per come la pensano, potrebbero violentarle il giorno dopo solo perché a loro gira così. Eppure, sono tutte lì a prendere le difese del mostro e come nel passato, pronte a mettersi in cerchio per schernire la vittima.

Altro che maschilismo bieco. La donna maschilista è forse addirittura peggio.

Colpevolizzare la vittima sta diventando un fenomeno sempre più diffuso. Dobbiamo addirittura cercare un termine inglese per trovare dei riscontri. Il Victim Blaming è da sempre materia di studio e movimenti per la donna cercano in tutto il mondo di contrastarlo e combatterlo.

In Italia non esiste un termine effettivo. Quasi non si conosce questa dicitura, segno che è talmente normale da non dover essere investigato.

Una donna dice no. Non importa se ha il bikini, se son le tre di una notte buia o se ha scherzato con il mostro per tutta la sera. Ha detto no.

Può essere incosciente, sovrappensiero e temeraria. Quello forse. Ma la colpa non è mai sua e chi commette una violenza DEVE pagare. E chi la subisce DEVE ricevere solidarietà.

E tu uomo, che pensi che sia la tua natura provarci ed andare fino in fondo, mi fai schifo.

Se non hai potere di autocontrollo sui tuoi istinti, sei una bestia.

Sei un pericolo per la popolazione, per tutti. E se hai bisogno di violentare una donna per averla, sei ancora quanto di più sfigato e patetico possa esistere su questo pianeta.

Scommetto però che su una cosa voi giudici e giustizieri sareste tutti d’accordo.

Ipocrisia, razzismo e chiusura mentale.

Se lo stupratore fosse stato straniero, allora…ALT. Tutti in piedi a gridare allo scandalo.

“Dobbiamo proteggere le nostre donne, ci vuole la pena di morte”.

Che cambio repentino di vedute.

Un italiano può stuprare se lei è la provocatrice satanica che lo tortura seducendolo nelle sue fantasie morbose. Se è straniero, invece che diritto ha?

Priorità strane, le vostre.

Uno stupro è uno stupro. Neri, bianchi, gialli. I violentatori devono pagare. Tutti.

E piantatela con quei vostri modi di salvarvi la coscienza.

“… non dico che sia giusto MA…”

“… non dovrebbe succedere MA…”

MA COSA?

Sempre le attenuanti. Sempre le scusanti. Sempre rendere ridicola la vittima attribuendole colpe che NON ha.

Che non vi capiti mai, che non dobbiate mai lottare anche contro alle dicerie, oltre che alle ferite fisiche e psicologiche di una violenza sessuale. Che non vi capiti mai di dover difendere la vostra libertà personale e dover anche leggere e sentire che in fondo, se vi hanno violentato, tutto sommato chissà cosa avrete combinato per meritarvelo.

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