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Amore: aforismi e poesie

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“Se l’amore non ti ha mai fatto commettere qualche piccola follia, vuol dire che non ha mai amato.”
– Shakespeare

“Mentre la baciavo, con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso, mi fuggì.”
– Masters

“L’amore non deve implorare e nemmeno pretendere. L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina.”
– Hesse

Drammaturghi, poeti, musicisti e scrittori. Tutti loro nella storia, hanno speso chilometri di carta e litri d’inchiostro per raccontare l’amore. Lo hanno raccontato come una penitenza struggente, un dono emozionante e travolgente. Qualcosa che ti spezza il fiato, annulla i pensieri e le azioni non hanno più un padrone.

Leggende, storie, miti. Le tragedie più famose raccontano amori non corrisposti, amori contrastati e amori che durano per sempre.

Anche la filosofia, naturalmente, ha trascorso secoli cercando di capire e di spiegare l’amore.

“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non vi era distinzione fra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale, torna all’antica perfezione”.
– Platone, simposio sull’amore.

Se sfogliamo il libro delle poesie d’amore di autori famosi, capiamo quanto nessuno di noi, neanche il più stoico ed imperturbabile personaggio, possa essere sfuggito alla dolce tortura dell’innamoramento.

Poesie struggenti, richiami d’amore disperati, serenate scritte con inchiostro roseo, uomini e donne persi dentro la magia di un sentimento così persistente e così profondo.

“Uno sguardo dai tuoi occhi nei miei,
un bacio dalla tua bocca alla mia;
chi come me ne sa qualcosa
può ancora in altro trovare gioia?
Lontana da te, separata dai miei,
i miei pensieri girano in tondo,
e sempre tornano a quell’ora,
quell’unica ora; e piango.
Poi d’improvviso si secca la lacrima;
il suo amore, penso, raggiunge questa quiete,
e tu non dovresti spaziare lontano?
Senti come sussurra questo soffio d’amore,
l’unica mia gioia è il tuo volere.”
– Goethe

“Ma il cuore non ascolti le ragioni
Questo nostro amore, vita mia
lo prospetti felice
destinato a durare per sempre.
Dei del cielo, fate voi che lei dica il vero,
che lo prometta sincera e dal cuore,
che si possa per tutta la vita
mantener questo patto inviolabile.”
– Catullo

In ogni fiaba, in ogni storia raccontata, in ogni film, in ogni libro, l’amore persiste radicato a fondo nelle trame.
L’amore ci completa, ci dà speranza, ci sprona e ci sostiene.
Ci tiene per mano, ci punisce, ci logora e ci sfinisce.

“L’amore chiede tutto, ed ha il diritto di farlo.”
– Beethoven

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LA DOMENICA ALLO STADIO (il tifo di una bambina diventata adulta)

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Ti ricordi com’era, la domenica allo stadio? Già il sabato notte non riuscivi a dormire, eri emozionata, agitata, non vedevi l’ora e quindi provavi ad addormentarti in fretta, perché più velocemente il sonno arrivava, altrettanto velocemente giungeva il risveglio.

E allora via ad addobbarti di sciarpe e bandiere, qualsiasi cosa potesse far vedere a tutti che tu stavi andando allo stadio. A seguire la tua squadra. A sostenere i tuoi colori.

Il papà, ormai abituato, non aveva fretta di partire da casa, perché “già aspetteremo tanto là, è inutile arrivare ore prima”. E invece tu facevi i capricci, pretendevi di partire prestissimo, volevi subito essere presente, anche fuori dai cancelli, ma volevi esserci. In autostrada guardavi tutte le macchine nella speranza di individuare qualche tuo fratello tifoso e di scambiare dei cenni di saluto.

Poi c’era lui. Enorme, affascinante, immenso: lo stadio. I ricordi ti riportano ad allora.

Senti già in lontananza qualche coro , il profumo delle bancarelle alimentari. Tutto è tempestato e pieno di quei colori che ami così tanto.

Camminando hai paura che quella giornata finisca troppo presto, vorresti che durasse un’eternità. Poi entri e vedi l’erba verde brillante, gli spalti che piano piano si riempiono. Ti godi ogni coro, lo urli a squarciagola, cerchi di individuare i tifosi ospiti e speri che non si siedano vicino a te, non vuoi che il papà litighi per colpa tua…

In un attimo, inizia la partita, dimentichi tutto quello che ti è successo in una settimana perché per quelle due ore, ci siete solo tu e lei, la tua squadra. Esulti, ti arrabbi, piangi, gridi e ridi. Poche cose nella vita danno tutte queste emozioni insieme, “si cambia moglie, si cambia fede politica, ma la squadra del cuore, quella no, quella non cambia mai”.

Avete vinto, avete perso o pareggiato, si ritorna alla macchina, si parlerà di questa partita per tutta la settimana. La ricorderai per un po’, fino alla prossima volta, dove daccapo, farai tutti questi piccoli grandi gesti che piano piano diventano automatici ma che non perdono quel calore che ti trasmette.

E quelle domeniche in cui giocavano in trasferta, quelle dove eri troppo piccola per farlo, per chiederlo, ma lo hai pensato e lo avresti voluto. E allora non importa, mentre tutti i ragazzini erano in discoteca con gli amici, tu eri a spasso con la radiolina e la tua sciarpa, per sentirti anche da lontano, vicino a chi era là.

Poi crescerai. Incomincerai ad andarci da sola allo stadio. Come quella prima volta a 14 anni in cui a momenti a tua madre veniva un infarto dalla preoccupazione. La sua bambina da sola con il pullman e si continuava a chiedere “ma perché non ho una figlia meno scalmanata?” E tutte le raccomandazioni che neanche andassi nel Bronx di notte. E copriti, e non litigare, e non perdere il pullman… E tu che avevi il cuore gonfio di gioia, sapevi che non ascoltavi, la tua mente era già là. E nonostante le promesse fatte, scappavi in curva appena potevi. Dove c’era il vero tifo, dove potevi cantare e gridare tutta la partita, dove facevi parte di un gruppo.

E più crescevi, più aumentava quell’amore, non potevi farne a meno, dovevi esserci sempre. Cambiavi abitudini e compagnie, ma la domenica eri sempre lì.

Passano gli anni e trovi un lavoro che ti porta a far salti mortali per andare allo stadio, com’era facile quando eri bambina. Poi ti sposi, ma metti subito in chiaro che la domenica è sacra, ma non per la passeggiata sul corso; la domenica è ancora e da sempre solo vostra: tua e della tua squadra. Chi ti ama lo accetta e tu continui questo viaggio matrimoniale a tre, perchè chi sposa te, sposa anche i tuoi colori. E’ parte integrante della tua vita, non un vago passatempo.

La domenica allo stadio alle 15 era così familiare, così confortevole, come una morbida coperta. E invece adesso saltano i piani per un intero weekend. Non sai se sarà il venerdì, il sabato, la domenica o il lunedì. Puoi star certa che le vedrai tutte di sera. Prima il serale era una cosa grossa. Una partita di coppa, un derby. Era pura emozione. Adesso il pomeriggio lo vedi solo quando entri, perché quando esci è già notte. E via con il freddo, le ore piccole e il sonno che salta. Ma nonostante ci abbiano provato in tutti modi, tu dalla televisione non la guarderai mai. Tu sarai sempre sugli spalti. Non la tradirai così.

E poi ci sono quei momenti bui, quelle stagioni che proprio non vanno. E tu sei lì, con tutti gli altri a gridare la tua rabbia, a cercare di capire cosa non va anche se sai che non potrai far mai niente, se non… esserci per lei. La criticherai come un amante tradito, ma lo potrai fare solo tu, guai a chi te la tocca. Perché quella fede ti è entrata nell’anima e lì rimarrà fino alla fine e nessuno si potrà mai permettere di insultarla davanti a te.

La relazione tra un tifoso e la propria fede, è un po’ come quella tra due amanti di lunga data. Puoi litigare, puoi criticare, ti sentirai tradito, puoi addormentarti nelle emozioni e crederti ormai senza quella passione iniziale. Puoi passare momenti meravigliosi, sentirti invincibile e innamorato pazzo. Potrai addirittura arrivare a dire “basta, con te ho chiuso!” ma è solo un momento, sai benissimo che non succederà mai e che tu ci sarai sempre. E che lei sarà sempre nei tuoi pensieri. E’ un amore incondizionato, va oltre al pensiero umano, non si può spiegare e solo chi lo prova è in grado di capire. Ed è per questo che sei ogni volta in quello stadio, con i tuoi amici, con le compagnie che col tempo si creano. Perchè è insieme a loro, insieme a quelli che davvero capiscono, che ti senti vivo.

Passano ancora altri anni, sei adulta ormai e quando allo stadio vedi una bambina, ripensi a questi ricordi e le auguri di poter provare le stesse emozioni crescendo anche se il mondo del calcio è inesorabilmente cambiato. Il tifo ha subìto grosse e inutili restrizioni, la televisione si è insinuata violentemente e i calciatori…

I calciatori ormai sono degli dei che raramente distolgono lo sguardo dal loro olimpo. Non si rendono conto che se sono lì è grazie a gente come te, che ogni maledetta volta è al loro fianco a sostenerli. Gli stipendi sono diventati spropositati e loro sembra che ti facciano un favore a scendere in campo, come se non dovessero neanche provare a sudarsi uno stipendio. L’appartenenza alla maglia è tragicamente una memoria lontana. Trasferimenti da una squadra all’altra, magari squadre rivali, un tempo impensabili, ora sono all’ordine del giorno. Non ci si rende neanche più conto di quello che significava giocare per quei colori, appartenere fisicamente e psicologicamente a quello stemma.

Se loro capissero, se solo si sforzassero di capire cosa realmente vuol dire per noi tifosi questa fede. Se provassero almeno una volta a mettersi nei nostri panni, nei nostri sacrifici, nella nostra gioia o nel nostro dolore, se davvero, per un solo, unico istante riuscissero a comprendere il valore e la fortuna che hanno ogni santo giorno e ci mettessero la metà dell’impegno che ci mettiamo noi…beh saremmo tutti vincitori.

Nessuno mi ha obbligato a seguire questa passione, perché soffrire tanto e farsi il sangue avvelenato per undici che tirano calci ad un pallone, potreste ribattere.

Già, sarebbe così semplice. Ma non ho scelto io di amare così intensamente questa squadra, è successo e basta e adesso non ci rinuncio. Mi terrò stretti i ricordi, stringerò i denti per i futuri insuccessi e mi armerò di pazienza nei momenti no, perché per questa storia d’amore, anni fa, ho pronunciato il mio Sì.

Finché morte non ci separi.