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LE NEWS DELLA SETTIMANA SU LODICOQUI.COM 6/2/2014

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Ed eccoci finalmente alla prima “edizione” di queste news settimanali.
Vediamo in breve quali sono le notizie e gli avvenimenti più significativi di questa settimana sfogliando le pagine di questo articolo. Buona lettura!

LUTTO NEL CINEMA ITALIANO

foto: mymovies

E’ morta all’età di 59 anni la famosa attrice italiana Monica Scattini. Ha lavorato per importanti registi come Dino Risi, Ettore Scola e Mario Monicelli aggiudicandosi una parte importante nella storia del cinema italiano. E’ passata da film drammatici a commedie, dal grande al piccolo schermo. Ha lavorato anche per progetti internazionali ed è ha anche realizzato un cortometraggio in qualità di regista.

L’ITALIA HA IL SUO PRESIDENTE

fonte foto: Nuova Venezia

Dopo estenuanti fumate nere e liti interne come solo i politici italiani sanno fare, il 12° Presidente della Repubblica Italiana è stato eletto con 665 voti e si tratta Sergio Mattarella.

INCIDENTE AEREO NEL SUD EST ASIATICO

foto: Ansa

Impressionate incidente aereo a Taipei. Il velivolo, un ATR 72 della TransAsia era da poco decollato da Taipei per Kinmen, quando inaspettatamente perde quota e si per poco non si schianta su una strada trafficata come si vede in questo video amatoriale. Il velivolo ha poi finito la sua corsa in un fiume accanto al ponte. Delle 58 persone a bordo, almeno 40 sarebbero i morti  e più di 10 i feriti, mentre sale ancora il numero dei dispersi. Secondo la compagnia, l’aereo aveva meno di un anno di vita ed era stato revisionato completamente il 26 gennaio scorso. Un altro incidente ha recentemente colpito questa sfortunata compagnia asiatica, quando sempre un ATR 72 si era schianto al largo di Taiwan provocando la morte di 49 persone. Ancora sconosciute le cause dell’incidente.

ALTRE PROVE NEL CASO DI LORIS STIVAL

FOTO: Tgcom
FOTO: Tgcom

Un ulteriore tassello nella triste vicenda di Loris Stival. Il padre ha trovato in casa una cintura che a quanto pare era proprio la preferita del bambino e un paio di forbici da elettricista. Portate subito in questura, gli inquirenti stanno procedendo alle verifiche e alle analisi scientifiche.  Secondo l’avvocato di Davide Stival, il padre di Loris e marito dell’unica imputata fino a questo momento, Veronica Panarello, questi nuovi elementi potrebbero portare finalmente ad una svolta nelle indagini.

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CHI HA PAURA DI VOLARE?

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Nonostante il mio amore per i viaggi e la scoperta del nostro pianeta sia così profondo in me, ogni volta che si programma una vacanza, ho questa fastidiosa sensazione di paura che mi pervade il corpo nel momento stesso in cui realizzo che dovrò salire su un aereo.

Non è sempre stato così. Viaggio in lungo e in largo da quando sono piccola e fino a qualche anno fa, ho sempre adorato salire su quei magnifici miracoli tecnologici. Guardavo gli aerei da terra e immaginavo quale potesse essere la destinazione, chi potesse avere la fortuna di essere seduto a bordo e il motivo del suo viaggio. Prendere un aereo è sempre stato un mistico e romantico ponte temporale, che ci ricollega ai vecchi romanzi di avventura. Poi, come sempre succede con l’avanzare del progresso, sempre più persone hanno iniziato a volare e ormai al giorno d’oggi, si è persa la versione poetica di quello che era un viaggio aereo ed è diventato un gesto abitudinario quasi come salire su un treno.

Fin da piccina, una volta salita a bordo, mi godevo la preparazione al decollo, la spinta che ti faceva salire in alto, sopra le nuvole, lo spuntino servito da quelle impeccabili hostess, mi godevo il panorama mozzafiato e infine mi emozionavo per aver raggiunto la destinazione tanto desiderata. Ho sempre avuto un approccio così sereno che mi sembra quasi impossibile essere arrivata al mio comportamento attuale.

Cosa ha scatenato questa fobia e quando ha subdolamente incominciato a lavorare sulla mia psiche? L’unica cosa che ricordo, è che si è presentata la vigilia del primo volo che ho fatto con quello che poi sarebbe diventato mio marito. Secondo alcune ricerche che ho avuto modo di fare, la fonte scatenante potrebbe essere la paura di perdere qualcosa che si è appena conquistato. Magari in un momento felice, si ha il puro terrore che non possa durare per sempre e che prima o poi succeda qualcosa di brutto che ti privi di tutto: in quel momento l’aereo assume una responsabilità che non ha, diventando il fulcro della tua paura stessa. Tirando due somme, da non professionista, mi sento di dire che probabilmente per me è successo davvero in questo modo. Io per la prima volta ero davvero felice e in quel momento, l’aereo era ciò che poteva metter fine ad ogni cosa. Probabilmente, avessi dovuto prendere un treno, ora avrei intitolato questo pezzo con “chi ha paura di correre sulle rotaie?”.

Da quel momento, volare per me è un supplizio a cui mi sottopongo con forza e devo ringraziare che la mia voglia di viaggiare sia per ora, più forte della mia paura, altrimenti sarei limitata ai confini italiani. E a lunghe code in macchina. Che poi lo so. La macchina è a livello probabilistico più pericolosa di qualsiasi altro mezzo. Ogni volta le persone provano a dirmi che l’aereo è il mezzo di trasposto più sicuro al mondo: “sai quanti aerei volano ogni giorno?”, mi sento spesso chiedere. Eh, sì che lo so. So anche che gli incidenti aerei sono davvero una bassissima percentuale se si considerano le migliaia e migliaia di voli che transitano nei nostri cieli ogni giorno. “E se quell’aereo su un milione fosse il mio?” rispondo sempre. Nessuno (tranne me e i miei colleghi di fobia) pensa che il volo su cui sta salendo possa avere un incidente, eppure succede.

Ho provato con libri, video e training autogeno. Ho tentato di sentire musica rilassante, chiacchierare per non pensarci e chiudere gli occhi per tentare di dormire. Ma alla fine, al primo accenno di turbolenza, parte un panico interiore incontrollabile ed è solo perché ho ancora un minimo di filtro tra il pensiero e la parola, che riesco a trattenermi dal gridare “stiamo precipitando” in mezzo al corridoio. Ogni volta, stringo i braccioli fino a farmi male e maledico il momento in cui ho deciso di salire su quella “trappola infernale”.

Anni fa, eravamo in volo da Jackson Hole (Wyoming) verso Denver (Colorado) su un velivolo Delta. Una brutta turbolenza ci ha investito e l’aereo ha incominciato a ballare parecchio. Mio marito e miei amici ridevano e mi prendevano in giro per smorzare la pesante atmosfera, così io, per non sembrare sempre la solita lagna, facevo finta che andasse tutto bene. Tranne che per le mani viola a furia di stringere il sedile. Tranne anche per le lacrime che silenziose scendevano sulle mie guance nonostante mi sforzassi di simulare un sorriso tirato sul viso. Ammetto che in quel momento non ci stavo capendo più nulla e devo ringraziare la preparatissima assistente di volo che ha capito subito, con un’occhiata veloce al suo passaggio, che c’era un problema. Si è avvicinata e come se niente fosse ha iniziato a parlarci (soprattutto si rivolgeva a me) chiedendoci dove stavamo andando, di dove fossimo e quale fosse il nostro itinerario di vacanza. Io neanche mi accorsi di aver iniziato a chiacchierare con lei e dopo pochi minuti iniziammo la discesa per l’atterraggio. Uscendo le dissi quanto le fossi grata e la ringraziai dal profondo del cuore facendole i complimenti per come aveva gestito la cosa.

Quando prenoto un volo, mi faccio mille paranoie. “La compagnia è sicura? Quanti voli ha? Su che modello di aeromobile viaggeremo? No quella scartiamola, non mi fido. No i voli interni mi spaventano, non c’è un treno?”. Insomma, ogni volta un dramma e non voglio neanche stare qui a nominare la perfida coincidenza di trovarsi sempre di fronte programmi TV come “quei secondi fatali” o “indagini ad alta quota”. Insomma, già normalmente, la notizia di un incidente aereo è di per sé sconvolgente, quando poi si ha in programma un viaggio, niente ferma l’innesco di una serie di attacchi di panico con mille ripensamenti.

Un altro aspetto psicologico che mi sento di poter confermare nel caso della mia paura, è la sensazione inconscia di lasciare il posto sicuro, “casa mia”. Non fraintendetemi, non ho paura di andare in un posto nuovo, è il mio IO che parla per me. Io sono così entusiasta di visitare il mondo, eppure senza rendermene conto, questa fobia lavora ad un livello più profondo: il mio spauracchio di allontanarmi dal luogo protetto. All’inizio pensavo non fosse una ragione tanto plausibile, poi una professionista mi fece una domanda: “scommetto che hai più paura del volo di andata, piuttosto che del volo di ritorno”. Orca. Sì. Al ritorno ho meno paura. Diciamo che butto sempre la battuta:“è meglio cadere al ritorno, almeno mi sono goduta il viaggio”– in realtà, il mio IO, suggerisce inconsciamente che sto tornando a casa, nel luogo intimo e protetto. Ecco perché sono più tranquilla.

L’aereo è solo una scusa (il capro espiatorio) per una mia paura più profonda e prima riuscirò a capirlo, prima mi godrò questa parte integrante del viaggiare.

Soprattutto se, come previsto, il prossimo volo sarà di circa 12 ore. Temo che il gentil consorte e la mia amica stiano tramando di drogarmi a mia insaputa come succedeva a B. A. Barracus nella serie A-team…

MAGICO VIAGGIARE: LE MIE OPINIONI SULLA PIANIFICAZIONE, L’ATTESA, LA PARTENZA, IL VIAGGIO, IL RITORNO.

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Viaggiare è da sempre un sogno per moltissime persone. Basti pensare alla domanda “cosa faresti se vincessi la lotteria?”e alle conseguenti risposte che nella maggiorparte dei casi comprende “viaggiare”.
Conoscere luoghi lontani, popoli e culture, modificare il proprio stile di vita, adattarsi all’ambiente che ci ospita e saziarsi di esperienze.
Ogni singola parte del viaggio va assaporata e vissuta perché ognuna ci arricchisce e ci insegna.

LA PIANIFICAZIONE

Io sono una maniaca di viaggi. Vorrei aver due vite per godermi ogni singolo angolo del mondo. Purtroppo ne ho una sola e mi tocca scegliere ogni anno (a volte ahimè uno si e uno no) una meta che possa rientrare nelle mie finanze, ma che possa allo stesso tempo stupirmi. Solitamente partiamo stilando una lista delle mete papabili, dopodichè passiamo a valutare la situazione climatica luogo per luogo, in modo da non aver brutte sorprese all’arrivo. Oddio, è anche vero che non si può mai sapere con il clima, ma andare per esempio in Islanda a gennaio, può creare dei problemi logistici…

A quel punto, stilata una TOP TEN di destinazioni preferite, si fanno delle ricerche nel web per la scrematura ufficiale. Eh già, perchè per quanto “volere è potere”, le Hawaii o l’Antartide che tanto desiderei vedere, rimangono al momento off-limits causa mancanza di grana in tasca e tempo illimitato per le vacanze. La cernita va fatta indicativamente, cercando quanto potrebbero incidere i costi dei voli e degli alloggi e spulciando attentamente, vedrete che sarà facile (sigh!) ridurre ulteriormente la lista dei desideri.
Fatto questo, dopo il voto generale, vince la maggioranza (ovviamente per i viaggi con amici o di coppia )e la destinazione è scelta. In questa circostanza, abituatevi e preparatevi a tentennamenti, riflessioni e piccole discussioni perché ognuno ha un luogo preferito.
Scelta la destinazione e scelto il periodo migliore per la visita, non resta che pianificare il programma di viaggio!
Ognuno di noi vive il viaggio come meglio crede. Chi adora starsene rilassato in riva al mare a non fare assolutamente nulla, chi vuole esplorare ogni angolo del paese che sta visitando. Se appartenete alla seconda categoria, assomigliate a me. I miei amici pensano che io sia un po’ perversa perché i miei viaggi sono dei tour de force assurdi, ma de gustibus non est disputandum e quindi le mie vacanze (che proprio vacanze non si possono chiamare) sono sempre molto frenetiche.
Occorre comprare ogni guida e ogni opuscolo sulla meta prescelta, leggere, documentarsi e conoscere ogni angolo di quel paese e apprendere le informazioni da coloro che ci sono stati prima di noi. Innanzitutto è bene decidere in anticipo cosa vedere , primo per ottimizzare i tempi e secondo perché assaporare ciò che si andrà a visitare prima di esserci, è già parte del viaggio in sé. Immaginare come sarà dal vivo, pregustarne i sensi, capire come arrivarci: è come vivere una lunga anteprima che ci porta per mano fino all’incontro finale.
Un buon suggerimento è quello di lasciare sempre dei tempi morti che possano salvarci da imprevisti, proprio per non rischiare di dover far saltare qualche programma. Ad esempio, io non prenoto mai visite, escursioni o prosecuzioni il giorno dell’arrivo: fidarsi è bene, ma un volo cancellato o ritardato all’ultimo, può mettere alla prova il sistema nervoso, soprattutto se si incatenano una serie di piani crollati a domino da far impallidire anche il più serafico dei viaggiatori.
Cercate di capire quale potrebbe essere il vostro punto di partenza e immaginate un itinerario, poi controllate le offerte dei voli, degli autonoleggi e degli hotel, tenendo presente che a volte basta poco per ottenere prezzi più vantaggiosi. Basta provare tutte le combinazioni: se ad esempio volete atterrare a Madrid e ripartire da Barcellona noleggiando la macchina tra una città e l’altra, provate a fare il contrario, magari i voli per quelle destinazioni a date invertite sono più convenienti. Insomma, provate e riprovate; viaggiare può essere un lavoro a volte, ma volete mettere la soddisfazione di organizzare tutto voi? Utilizzate TripAdvisor per la scelta dei soggiorni. Scremate un pochino le recensioni perché non sempre, specie se sono poche, possono essere totalmente affidabili, lasciatevi guidare dal buon senso e fate una media delle valutazioni: può essere estremamente comodo avere delle opinioni in più. Preferite alloggi vicino a stazioni della metropolitana, anche se un pochino distanti dal centro, avranno senza dubbio prezzi inferiori e se son ben collegati con i mezzi, non perderete troppo tempo.

L’ATTESA

Avete prenotato, avete letto ogni cosa e adesso? Come faccio ad aspettare magari due o tre mesi prima di partire? Non passa più il conto alla rovescia!
Gotthold Ephraim Lessing diceva: “L’ATTESA DEL PIACERE È ESSA STESSA PIACERE..” e vi assicuro che è così! Dai diciamocelo, non aspettate altro che incontrare quel conoscente che non vedete da tempo per buttare lì la frase: ” eh si sono preso perché tra un po’ parto….” o diniegare un invito di parenti con un : “mi spiace ma a settembre sarò in Sud Africa”. Ora, tralasciando l’aspetto poetico che ci fa sentire un po’ come Marco Polo quando esponiamo agli altri i nostri itinerari di viaggio, ammetterete che tutti noi, proviamo un senso di soddisfazione personale (leggi=me la sto tirando) nel dire che andremo in vacanza. Non lo stiamo facendo come dispetto, non la stiamo davvero buttando sul personale, giuro che non c’è cattiveria, ma tant’è, lo facciamo sempre.
Fate una lista di cose da mettere in valigia qualche giorno prima e godetevi le farfalle nello stomaco alla vigilia della partenza, ma non andate in paranoia. A meno che non siate destinati a volare verso l’isola di Pasqua, vi assicuro che si può comprare quasi tutto anche se dimenticate qualcosa. Ricordatevi il passaporto (ora che ci penso, avete controllato le informazioni sui visti e le restrizioni del paese ospite? eheheh ops) e i soldi.

LA PARTENZA

Ok, state partendo. Avete fatto i social-addicted taggandovi in ogni tratto autostradale, in ogni sala dell’aeroporto e fotografandovi con carte d’imbarco, valigie e affini? Bene, ora salite sul quel volo/treno/autobus/macchina e godetevi il viaggio. State andando a conoscere delle nuove persone, delle culture diverse e dei paesaggi indimenticabili, non scordate queste sensazioni, fanno già parte del bagaglio di ricordi che ogni viaggio porta con sé.

IL VIAGGIO

Godetevi ogni momento, non sclerate se piove (ok, se siete su un’isola tropicale e il vostro scopo era l’abbronzatura, lo smadonnamento è accettato) o se all’inizio non capite neanche dove siete girati. Tenete il vostro programma come una linea guida, ma lasciatevi sorprendere dai piacevoli contrattempi, come assaporare qualche bevanda locale o perdervi nelle stradine affollate, lasciatevi scorrere il luogo addosso e anche se saltate la visita di qualche museo, niente fa più unico del vostro viaggio, che fermarsi a chiacchierare con le persone del posto in un piccolo locale fuori dalla portata turistica. Fotografate, immagazzinate e memorizzate il più possibile. Ogni vacanza, ogni destinazione avrà nella nostra memoria una sua immagine, un suo profumo e un suo sapore.

IL RITORNO

Qualcuno una volta scrisse: ” non si capisce quanto ci manchi la propria casa, finché non si torna”. 

PALLE.

Io quando sono via, non vorrei mai tornare… Anzi, a volte, mentre sono in giro, conto i giorni che mi mancano al rientro e quando sono in prossimità della fine, mi sento come in una domenica pomeriggio: gradevole, eh, ma con quella fastidiosa sensazione che l’indomani sarà di nuovo lunedì!

A parte questo, è facile trovare delle cose piacevoli anche nel ritorno da un viaggio: disfare la valigia e lavare chili di roba, per esempio? Scherzi a parte, un viaggio per quanto possa sembrare finito, non lo sarà mai del tutto. Il pensiero torna sempre a cosa avremmo fatto a quella data ora se fossimo ancora in viaggio e subito ci torna un sorriso con una punta di malinconia. A me piace molto riorganizzare le milioni di foto fatte, sistemare e scegliere i souvenirs che abbiamo comprato per noi e per chi è rimasto a casa, sfinire di racconti gli amici che ormai non ne possono più di sentirci parlare e infine chiudere la guida turistica che ci ha fatto così tanta compagnia e sistemarla sul ripiano insieme alle altre.
Un viaggio in più, una meta diversa. Un altro tassello che si aggiunge alle nostre esperienze. Un sorriso e un “ti ricordi?” quando in tv passano come dei lampi le immagini di un posto che voi avete visto dal vivo, una foto guardata a distanza di anni che in un secondo vi riporta alla mente mille emozioni.

“Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.”
Edgar Allan Poe