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Quel giorno che non scorderò mai, quel giorno ad Hiroshima

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Quando ho programmato il viaggio in Giappone, sapevo da subito che anche a costo di allungare le tappe, avrei voluto vedere con i miei occhi quella città della quale tanto si parla sui libri di scuola: Hiroshima.

E alla fine quel giorno arrivò. Ricordo che era un giorno un po’ nuvoloso, quasi come a ricordare gli eventi di 70 anni prima. La città ad un primo impatto però, sembrava diversa da come l’avevo immaginata. Forse perché nella mia mente, l’avevo vista grigia, spoglia e deserta. Tutto il contrario. Era viva, luminosa e colorata. Quasi come a voler urlare al mondo che lei era andata avanti, nonostante tutto,  e che come una fenice era risorta dalle sue stesse ceneri.

Eppure.
Eppure il sentore di trovarci in un posto diverso da tutti gli altri,  era dentro di noi forte come un pugno. Osservando le persone intorno, non potevo fare a meno di pensare che la maggior parte di loro probabilmente, non aveva mai avuto dei nonni. Guardando gli anziani camminare per strada, mi chiedevo se l’avevano vissuta, la bomba.

Il Museo della Memoria si trova in una piazza enorme, fiorita ed adornata da una maestosa fontana.
Quel giorno non siamo soli e con noi una grande scolaresca chiassosa che forse, data l’età, si preoccupa più di scherzare con gli amici che di assaporare davvero quello che stanno per vedere.

Pelo sullo stomaco, lacrima pronta e tangibile emozione, siamo pronti ad immergerci negli ultimi istanti di quella città perduta.
Non ho fatto neanche la metà del percorso nel quale siamo stati introdotti dalle guide audio disponibili rigorosamente in tutte le lingue possibili, che già avevo un nodo gigantesco alla bocca dello stomaco.
Le immagini di quelle vite spezzate all’improvviso, i resti di ciò che è rimasto e la storia della vita di alcune delle vittime, hanno preso il sopravvento e neanche dopo 10 minuti stavo lì in un angolo a piangere.
Qualche giapponese mi ha guardata curioso. Chissà, magari ha pensato che fossi un’americana con forti sensi di colpa. Che poi, da amante del popolo a stelle e strisce, se fossi un’americana, io neanche avrei avuto il coraggio di farmi vedere nell’intera provincia di Hiroshima, figuriamoci al museo.

La visita continua tra i filmati originali e la riproduzione di quello che deve essere stato il momento più crudele e doloroso della storia di una intera popolazione.
Scarpine bruciacchiate, foto di resti umani neanche riconoscibili, terra bruciata per chilometri e chilometri e residui da toccare con mano, per capire.

Alcune teche racchiudono oggetti ancora radioattivi tanto che ogni postazione ha degli appositi geiger per constatare di persona l’alto tasso di radiazioni ancora presenti.

Il percorso si affaccia poi sulle gru di carta colorate. Gli origami di Sadako Sasaki che ti colpiscono al cuore come una freccia avvelenata di speranza.

E poi ancora, la Cupola.

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Il punto d’impatto della bomba bastarda. Quell’edificio che rimane, diroccato e ridotto a scheletro ma che, imperterrito e fiero, svetta ancora come simbolo di ribellione.

Un corridoio lungo ci conduce alla zona delle firme. Un piccola firma che chiede al mondo di abolire le armi nucleari.
Un firma che mai ho messo con così tanta convinzione. Perché solo chi ha visto il danno, la morte e ciò che ne rimane, può spiegare il vuoto che si prova dentro. Una rabbia ed un rammarico che solo a causa di un lutto si prova così intensamente.

Poi il negozio dei souvenirs. Un piccolo spazio per contribuire alla manutenzione del museo e del sito storico. Non potevo passare oltre. Anche un piccolo contributo è un passo avanti per non dimenticare. Una maglietta con gli origami di Sadako. Semplice. Nera. Economica. Ora la guardo e vedo ancora quella sofferenza.

Una sensazione talmente intensa da lasciarti stordito per qualche ora.
Cavoli, Hiroshima, mi hai colpito, commosso, affascinato ed insegnato una storia.

Una storia da raccontare. La tua. La tua versione. La tua ribellione.

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Amore: aforismi e poesie

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“Se l’amore non ti ha mai fatto commettere qualche piccola follia, vuol dire che non ha mai amato.”
– Shakespeare

“Mentre la baciavo, con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso, mi fuggì.”
– Masters

“L’amore non deve implorare e nemmeno pretendere. L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Allora non è più trascinato, ma trascina.”
– Hesse

Drammaturghi, poeti, musicisti e scrittori. Tutti loro nella storia, hanno speso chilometri di carta e litri d’inchiostro per raccontare l’amore. Lo hanno raccontato come una penitenza struggente, un dono emozionante e travolgente. Qualcosa che ti spezza il fiato, annulla i pensieri e le azioni non hanno più un padrone.

Leggende, storie, miti. Le tragedie più famose raccontano amori non corrisposti, amori contrastati e amori che durano per sempre.

Anche la filosofia, naturalmente, ha trascorso secoli cercando di capire e di spiegare l’amore.

“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non vi era distinzione fra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale, torna all’antica perfezione”.
– Platone, simposio sull’amore.

Se sfogliamo il libro delle poesie d’amore di autori famosi, capiamo quanto nessuno di noi, neanche il più stoico ed imperturbabile personaggio, possa essere sfuggito alla dolce tortura dell’innamoramento.

Poesie struggenti, richiami d’amore disperati, serenate scritte con inchiostro roseo, uomini e donne persi dentro la magia di un sentimento così persistente e così profondo.

“Uno sguardo dai tuoi occhi nei miei,
un bacio dalla tua bocca alla mia;
chi come me ne sa qualcosa
può ancora in altro trovare gioia?
Lontana da te, separata dai miei,
i miei pensieri girano in tondo,
e sempre tornano a quell’ora,
quell’unica ora; e piango.
Poi d’improvviso si secca la lacrima;
il suo amore, penso, raggiunge questa quiete,
e tu non dovresti spaziare lontano?
Senti come sussurra questo soffio d’amore,
l’unica mia gioia è il tuo volere.”
– Goethe

“Ma il cuore non ascolti le ragioni
Questo nostro amore, vita mia
lo prospetti felice
destinato a durare per sempre.
Dei del cielo, fate voi che lei dica il vero,
che lo prometta sincera e dal cuore,
che si possa per tutta la vita
mantener questo patto inviolabile.”
– Catullo

In ogni fiaba, in ogni storia raccontata, in ogni film, in ogni libro, l’amore persiste radicato a fondo nelle trame.
L’amore ci completa, ci dà speranza, ci sprona e ci sostiene.
Ci tiene per mano, ci punisce, ci logora e ci sfinisce.

“L’amore chiede tutto, ed ha il diritto di farlo.”
– Beethoven

I video più divertenti che abbia mai trovato su Youtube

Salve ragazzuoli, settimana assurda tra influenza, lavoro e cazzimazzi, quindi per farvi sorridere un po’, ho deciso che invece di un post semiserio, vi avrei proposto una serie di video che da sempre mi sono rimasti impressi per le risate che mi hanno suscitato.

Buona visione!

Oh, come non iniziare questa rassegna con la versiona satanica del mago Otelma. Abbiate pazienza, il video arriva da un vecchio vhs e anche se l’audio slitta e l’immagine a volte salta, vale davvero la pena di gustarsi questa spassosa/orrenda scenetta. Notare che l’ideatore dello scherzo è ancora vivo e vegeto e ogni tanto aggiorna gli utenti del Tubo per rassicurare tutti. Guardatelo e capirete perché!

Anche se non capite l’inglese, seguite il video perché riderete anche se è una lingua sconosciuta per voi. Per abbreviare i tempi, andate pure al secondo 0.30, da lì in poi, sarà difficile non ridere di gusto!

Piccola vendetta contro quelle splendide creature che sfilano altezzose nei loro 40 kgs bagnate: al di là della caduta in sé che già fa ridere di suo, la parte migliore arriva dal giornalista americano, che senza ritegno e remora non prova nemmeno a trattenere il ridere in diretta tv!

Ok lo ammetto: guardo American Idol, ma solo le audizioni. Non so se adoro di più Simon nel suo essere così’ antipatico o la dolce Paula Abdul che spesso si sente in dovere di nascondere il suo disgusto… ma queste sono le migliori audizioni mai registrate prima. And the winner is… Isadora, la numero 8, lei è la mia preferita

Dai filmati si capisce che questi simpaticoni girano in Italia… Io probabilmente sarei schiattata d’infarto secco, ora forse sapendolo, potrei anche stare al gioco. Ho detto forse. Bisogna vedere il contesto, voi che reazione avreste?

Ebbene sì, qui serve un minimo di inglese per capire meglio il vuoto totale che ci deve essere nella testa di sta benedetta ragazza.

Lei è spaziale. Una donna coi controcoglioni e un’infinita ironia. Sottotitoli alla mano, godetevi lo show di questa ragazza americana che racconta la sua vita da disabile in un modo tutto suo. Grande Ragazza, così si fa!

Ok questo potrebbe sembrare noioso. In effetti un po’ lo è pure. Ma guardate il contesto ed è quello che farà ridere. In 10 minuti, il tizio in questione ha bloccato la via del paese creando un ingombro. Sembra la scena di un film, perché ad un certo punto arrivano altre macchina, poi un corteo di moto ed infine pure una processione: tutti fermi per il signore che non riesce a far manovra.

Ami-nemiche: che carine! O_O

LE NEWS DEL 22/2/2014

Settimana ricca di simpatiche vicende, spulciate dal web per farvi divertire un po’…

Simpatico Win della virgin social, che sta conquistando punti su punti in ambito di social network. Alla fine, se ve lo state chiedendo, GIURO che la Virgin ha davvero mandato qualcuno nella carrozza del tipo che aveva finito la carta… Cercate online le trovate dei geni del web content di Virgin. Ogni giorno ne combinano una da premio Oscar.

50 Isteria per l’uscita di questo film che io chiamo “tromba tu che trombo anch’io”. Non solo i cinema sono esauriti da settimane, ma l’ultima notizia che si è rincorsa in giro per l’Europa riguarda il cosa succede durante la proiezione di questo film. Preservativi usati, vibratori sequestrati, donne beccate in gesti intimi e coppie allontanate per aver fatto sesso in sala. Io capisco che il film possa essere un pochino tanto erotico, ma … dio santissimo, premeditare di portarsi i gingilli di piacere in una sala gremita di gente? MA NESSUNO VE L’HA DETTO CHE YOUPORN E’ GRATIS? – cit
Pensate che io avrei voluto portarmi un Cosmopolitan all’uscita di Sex and the City, ma poi ci ho rinunciato: dilettante che non sono altro!

Ha fatto scalpore la famiglia numerosa che ha partecipato come ospite a Sanremo. Non tanto per l’ottusità religiosa con la quale il marito sostiene che avere figli è una decisione che spetta a Dio, ma perché tutti si sono chiesti come diavolo fanno a mantenersi. Orbene, il caro capofamiglia, fa il bidello in una scuola. Fin qui tutto bene. Il problema è che tra bonus ed incentivi, la simpatica famiglia arriva a percepire circa 3000 euro al mese. Cifra che neanche un laureato che si è fatto un culo tanto riuscirà probabilmente a raggiungere. La petizione va proprio a puntare il dito sul fatto che nonostante non si possano permettere di fare 15 figli ( non lo so, non li ho nemmeno contati), prima li fanno, poi chiedono grazie a Dio, poi arriva lo stato e questi si mantengono con le tasse di tutti. Riassunto: fai quanti figli vuoi, ma poi te li devi mantenere tu!

Un giubilo di risate e applausi quello che sentite nell’aria. E’ stata reintrodotta la penale di cambio operatori in ambito di telefonia mobile. Sì, quella tolta dal decreto Bersani, da oggi grazie al ddl concorrenza appena varato, tornerà con i suoi bei 100 euri, a penzolare come una falce sopra le teste dei consumatori. E’ da un bel po’ di tempo, ma davvero tanto… che ho una discussione con il mio maritozzo sulla differenza tra USA e Italia riguardo ai telefoni cellulari e i gestori. Io sostengo che sia meglio come fanno negli Stati Uniti, cioè telefoni prepagati: entri, compri un telefono con tot di ricarica, poi come nei film di spionaggio, quando non ti serve più butti via e passi al prossimo. Lui dice che è corretto invece, dover stilare contratti con tanto di codici fiscali e documenti anche solo per una ricaricabile: “si evitano i giri strani, è fatto per contrastare la criminalità”. Sì, sarei anche d’accordo, ma ho come l’idea che i criminali un telefono “pulito” lo trovino comunque e chi si deve sbattere per poi cambiare operatore, siamo sempre noi, i comuni mortali.  Contratti, dati sensibili, multe e penali. Dai, seriamente?

Ed eccoci per il breve riassunto delle novità di questa settimana. Evitando di parlare di cose ormai trite e ritrite (e certo, avendo deciso per il post al venerdì, che vi dico a fare una notizia vecchia e letta mille volte?) questa rubrica svolgerà il ruolo di “SCOVANEWS” più irriverenti e strane prese dal web.

Il papa degli ombrelliHa fatto notizia ( e io non riesco per quanto mi sforzi a capirne il motivo) il gesto umanitario (?) di Papa Francesco che preso dalla carità verso tutti i senzatetto di Roma, ha deciso di donare a queste persone sfortunate ed infreddolite, un carico di ombrelli per dar loro modo di proteggersi dalla pioggia. Gesto che mi lascia perplessa, oltretutto per il fatto che gli ombrelli erano di tutti quegli sbadati turisti che hanno dimenticato tali oggetti durante le visite in Vaticano. Ora, pur apprezzando il regalo, credevo che tali atti “eroici” non solo fossero scontati, ma dovessero pure contenere donazioni un pochino più consistenti. Cibo, acqua, rifugi. No, signori. Ombrelli. Ombrelli usati. E che lodi per tale impresa!

foto: wikipedia
 foto: wikipedia

Trambusto su un volo Korean Air partito da New York per Seoul. La per-nulla-viziata figlia del mega iper presidente della compagnia aerea coreana (sì, quello con le sedie in pelle umana)  è entrata in modalità sorellastra di Cenerentola, quando a suo dire, durante il rinfresco in prima classe, le sono state servite in maniera sbagliata delle … noccioline. Secondo i testimoni, la pacata rampolla 40enne, tra l’altro vicepresidente Korean Air (e vi risparmio cosa si dice in rete per questa qualifica) addetta alla qualità di servizio, deve aver preso troppo sul serio la sua posizione, perché non solo non ha gradito il servizio degli assistenti di volo, ma pare che abbia fatto inginocchiare il colpevole e lo abbia ripetutamente colpito in testa con il manuale facendoglielo ripetere a memoria davanti a 250 passeggeri. Passeggeri molto incazzati, con lei, però. Perché in tutto questo show, ha fatto ritardare l’aereo di parecchio. E qui potremmo aprire una parentesi dedicata alle priorità di questa tipa= noccioline vs volo in orario…
La gentil signora, avrebbe persino preteso che il comandante facesse retrofront (erano ancora a spasso per il terminal) e tornasse al gate per licenziare in tronco l’addetto e farlo scendere. Il comandante ha fatto lo gnorri e seppur con ritardo il volo è partito. Voci dicono di aver visto uno steward con una lettera A rossa ricamata sulla divisa.
Fossimo in Italia, la vicenda si sarebbe conclusa così: tra le nostre angherie, le scuse della compagnia e migliaia di commenti riprovevoli e pure un poco incazzati. Per fortuna la vicenda si è svolta all’estero e per la felicità di tutti noi, (si sa noi plebe facciamo comunella contro i capricciosi nobili)  la signora è stata ARRESTATA per violazione delle norme sulla sicurezza in volo. Una soddisfazione? Certo, vederla cadere a terra mentre si passa una notte in gattabuia dà le sue porche soddisfazioni.
Ah e per chi se lo chiedesse, il licenziamento poi c’è stato davvero, purtroppo.

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Tra poco si ritorna in aula per l’ennesima e si spera ultima sentenza sull’omicidio di Meredith Kercher. Ovviamente siamo tutti particolarmente toccati da questa vicenda, ma sono quasi certa che la domanda che ci stiamo ponendo sia: MA LA CARA AMANDA VOLATA COME UN CONCORDE VIA DALL’ITALIA, TORNERA’ MAI QUI SE FOSSE DICHIARATA COLPEVOLE?
Mais NON, mes amis! Non credo, e voi?
Spalleggiata e ampiamente idolatrata da molti personaggi influenti, tra cui la Clinton, crediamo che Amanda non si sogni nemmeno lontanamente di varcare l’uscio del suolo statunitense, figuriamoci entrare in territorio verdebiancorosso. Sono andata a leggermi un po’ di commenti nei vari giornali USA e devo dire, che nonostante pensino che la giustizia italiana sia una chiavica (e ti do torto mo’?) sono quasi tutti favorevoli all’estradizione della bella fanciulla. Fanciulla che ad oggi, ha scritto un libro, flop che di più non si può, ma che le ha comunque fruttato un bell’assegno di 4 milioni di dollari. ESTICATZI. Oltretutto ora, è una giornalista per una rivista di Seattle con buona pace di chi si fa un culo così per trovare lavoro. Chissà se alla bella americana verrà ogni tanto in mente il suo italian boy, colui che alla fine, se butta male, pagherà per entrambi, l’amletico Stasi?

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Trovare lavoro ( se non sei una probabile assassina) oggi giorno diventa sempre più difficile, ma anche per i datori, a quanto pare, trovare una persona non del tutto idiota, si sta rivelando altrettanto arduo.
E’ vero, la liberta di stampa nel mondo sta precipitando, ma certe persone dovrebbero imparare che la libertà di parola ha un prezzo. Sbandierare su twitter che l’indomani avresti iniziato quel “Cazzo di Lavoro” , potrebbe essere anche considerato uno sfogo personale e non punibile, ma se non hai ancora neanche iniziato e ti sei pure dimenticata di aver aggiunto il tuo datore tra i followers, tu sei scema. Un po’ eh? Però lo sei. Ora, licenziata in tronco e qui sopra vedete la risposta dell’ormai ex-quasi-datore di lavoro, ci sono due correnti di pensiero. Una, secondo la quale, se una è così incazzata con un lavoro che deve ancora cominciare, non se lo merita. La seconda teoria, punta sul diritto d’espressione, ovvero, saranno cazzi miei quello che scrivo in privato, dove per privato intendo tra me e i miei 250 mln di followers? Intanto che decidete da che parte stare, sappiate che il botta e risposta è diventato virale e la tipa è ormai più famosa della farfalla di Belen. La farfalla però purtroppo per noi, durerà per sempre, mentre la signorina in cerca di occupazione, sarà sull’onda del successo mediatico giusto il tempo di trovare un tweet peggiore del suo.

LE NEWS DELLA SETTIMANA SU LODICOQUI.COM 6/2/2014

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Ed eccoci finalmente alla prima “edizione” di queste news settimanali.
Vediamo in breve quali sono le notizie e gli avvenimenti più significativi di questa settimana sfogliando le pagine di questo articolo. Buona lettura!

LUTTO NEL CINEMA ITALIANO

foto: mymovies

E’ morta all’età di 59 anni la famosa attrice italiana Monica Scattini. Ha lavorato per importanti registi come Dino Risi, Ettore Scola e Mario Monicelli aggiudicandosi una parte importante nella storia del cinema italiano. E’ passata da film drammatici a commedie, dal grande al piccolo schermo. Ha lavorato anche per progetti internazionali ed è ha anche realizzato un cortometraggio in qualità di regista.

L’ITALIA HA IL SUO PRESIDENTE

fonte foto: Nuova Venezia

Dopo estenuanti fumate nere e liti interne come solo i politici italiani sanno fare, il 12° Presidente della Repubblica Italiana è stato eletto con 665 voti e si tratta Sergio Mattarella.

INCIDENTE AEREO NEL SUD EST ASIATICO

foto: Ansa

Impressionate incidente aereo a Taipei. Il velivolo, un ATR 72 della TransAsia era da poco decollato da Taipei per Kinmen, quando inaspettatamente perde quota e si per poco non si schianta su una strada trafficata come si vede in questo video amatoriale. Il velivolo ha poi finito la sua corsa in un fiume accanto al ponte. Delle 58 persone a bordo, almeno 40 sarebbero i morti  e più di 10 i feriti, mentre sale ancora il numero dei dispersi. Secondo la compagnia, l’aereo aveva meno di un anno di vita ed era stato revisionato completamente il 26 gennaio scorso. Un altro incidente ha recentemente colpito questa sfortunata compagnia asiatica, quando sempre un ATR 72 si era schianto al largo di Taiwan provocando la morte di 49 persone. Ancora sconosciute le cause dell’incidente.

ALTRE PROVE NEL CASO DI LORIS STIVAL

FOTO: Tgcom
FOTO: Tgcom

Un ulteriore tassello nella triste vicenda di Loris Stival. Il padre ha trovato in casa una cintura che a quanto pare era proprio la preferita del bambino e un paio di forbici da elettricista. Portate subito in questura, gli inquirenti stanno procedendo alle verifiche e alle analisi scientifiche.  Secondo l’avvocato di Davide Stival, il padre di Loris e marito dell’unica imputata fino a questo momento, Veronica Panarello, questi nuovi elementi potrebbero portare finalmente ad una svolta nelle indagini.

IL DIRITTO DI AMARE

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Fin dall’inizio, ho voluto dare un tocco ironico e divertente a questo blog, ma da qualche tempo, c’è un particolare argomento che mi sta a cuore e alla fine eccomi qui. A dare una svolta seria a questo caleidoscopio di pensieri.

Mai come in questi tempi, la parola gay fu più usata. Ormai sta diventando un argomento di discussioni, confronti e spesso, liti tra conoscenti, giornalisti, amici e blog.

Si discute sulle unioni gay, sul loro diritto a unirsi in matrimonio, sul poter adottare dei figli e mai come in questo periodo, ho visto tanta cattiveria, ignoranza e bigottismo celato velatamente sotto una sottile ipocrisia chiamata ” difesa della famiglia naturale”. Naturale? Mi chiedo. Ma cosa o chi ha stabilito cosa fosse naturale e cosa contro? NOI. VOI. LORO. Le persone, insomma. Non di certo la natura.

Come può un amore essere contro natura? Contro natura, lo dice la www parola stessa, è qualcosa che viola le leggi del cosmo. Il sole che nasce ad ovest e tramonta ad est. La pioggia che sale invece di scendere. Le lancette degli orologi che girano al contrario. Questo è contro natura. Non l’unione di due persone.

La gente ha sempre deciso cosa fosse contro natura. Negli anni 50, era considerata contro natura anche l’unione di un bianco e di un nero. La cosa oggi ci sembra tanto assurda, c’è la speranza che tra una trentina di anni (ahimè, non ci spero prima) anche queste inutili lotte contro le unioni gay, siano solo il ricordo lontano di una popolazione poco evoluta. La storia è piena di leggi che oggi sembrano scontate che però una volta erano motivo di scontri. I divorzi, il voto alle donne, i delitti di onore. Davvero siamo tornati a quel punto?

In altre parti del mondo, la questione si è già risolta positivamente da tempo. Lo stesso periodo in cui i sindaci di Roma e di Bologna hanno trascritto alcuni matrimoni gay celebrati all’estero e repentinamente annullati o in procinto di esserlo dal prefetto (la legge, purtroppo è quella, speriamo in un aiuto della Corte Europea), negli Stati Uniti, un governatore ha negato l’annullamento chiesto da qualche gruppo cattolico. La differenza è palese e allo stesso tempo deprimente. Qui si annullano, là si confermano. Ma qui abbiamo la Chiesa. E i fascisti. E tutti sembrano non aver altro da fare che lottare contro queste unioni. Guarirà mai questo paese da anni di danni psicologici fatti da gente con paraocchi e intrisi di ipocrisia e cattiveria da far rabbrividire?

C’è poi la nuova moda. Le sentinelle in piedi. Difendono il diritto ad una famiglia tradizionale. Ma perché?

Dai, onestamente. Ma a loro, cosa interessa? Cosa tange, effettivamente al di là di tutto, se due persone dello stesso sesso si sposano? Non vogliono mica obbligare tutti a diventare di colpo gay! Se il mio vicino di casa, si unisse ad un uomo, o una mia amica si unisse ad una donna, a me, cosa cambierebbe? Il vederli felici, eventualmente. Fine.

Hanno persino denunciato due ragazzi perché SI BACIAVANO. Siamo alle comiche. Non credete? Chi o cosa dà loro il diritto di poter andare in giro abbracciati all’amante, mentre puntano il dito contro chi fa uguale ma con una persona dello stesso sesso? E’ triste, non pensate, che una coppia gay non possa, ancora oggi nel 2014, camminare in pubblico e scambiarsi affetto come noi etero facciamo da tempo. Allora non siete tanto diversi da quegli estremisti che nei paesi arabi vietano le effusioni in pubblico. Siete la medesima cosa, solo che avete scelto un bersaglio che fino a poco tempo fa era ancora un mondo sconosciuto. E quindi quando non si conosce qualcosa o quando quel qualcosa è diverso da noi, quella cosa fa paura. E allora la si attacca.

Nel nome di “tutelare” la famiglia tradizionale, si passa ad un razzismo che più becero non si può. Nel loro mondo immaginario, due gay crescerebbero OVVIAMENTE dei figli gay. Ma come? Da dove sono usciti tutti i gay del mondo? Per forza di cose, cari miei, un gay è nato dall’unione di una coppia etero. O non ci avete mai pensato?

“Da che mondo e mondo i bambini nascono da una donna ed un uomo, quindi la loro unione è contro natura”. Ok, va bene, Per coerenza allora, quando c’è sterilità in una coppia etero, fate il favore di non ricorrere alla scienza pur di diventare genitori. Evidentemente la natura HA DECISO per voi. Niente cure di fertilità, niente inseminazioni, niente adozioni: sareste contro natura. O per voi è diverso?

Tutelare la serenità dei bambini. Certo, mai successo che una famiglia etero abbia problemi di soldi, che i bambini non riescano nemmeno a mangiare, che non ci siano padri puttanieri o violenti, madri infanticide, genitori separati. Perché non siete così pignoli quando si tratta di una famiglia tradizionale?

Non sono i bambini ad aver problemi qualora vadano a scuola a dire di avere due madri. Il problema sono i vostri figli, che non educati ad accettare chi è diverso, ma istigati ad alimentare odio e cattiveria, incominciano a prenderli in giro. Quindi quando mi dite che a scuola passerebbero le pene dell’inferno, non chiedetevi cosa un gay possa evitare di fare, chiedetevi che educazione vorrete impartire ai vostri figli. Nessuno nasce razzista. Ci diventa. E’ la stessa storia del nesso tra l’avere una minigonna ed essere stuprate. Non sono io che mi devo coprire, sono quegli animali che devono essere puniti ed educati. La stessa cosa.

E ricordatevi, che ogni figlio adottato da una coppia gay, è un figlio ABBANDONATO da una coppia etero. Così, giusto per.

E trovatevi qualcosa da fare. Adesso arriva l’inverno. Fa freddo.

Non vorrei che poi, per scaldarvi, andaste a bruciare qualche libro in piazza…

Maleducazione e scarsa professionalità: BUROCRAZIA CONTRO IL CITTADINO

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Pensavo di aver maltrattato la burocrazia italiana. Pensavo di averne parlato male e pensato peggio. Invece quando sono andata a rifare il passaporto elettronico, ho scoperto che la procedura della prenotazione per evitare inutili code, funzionava. Eccome. Quindi in quattro e quattr’otto, ho risolto la pratica con velocità e senza troppe menate.

Ma mai dire mai.

E’ arrivato il momento di andare a ritirare in comune il fatidico passaporto e bella fresca ci vado con tutto l’entusiasmo del mondo.

“Ma, mi scusi, è normale che la foto sia così?”

Una bella riga blu in pieno fronte. Già la foto, fa schifo di suo (non sorridere, niente frangia, con mia rassegnazione, un risultato deprimente, ma tant’è), ora ha anche un fantastico scarabocchio che mi fa assomigliare ad un’attempata Pocahontas.

La ragazza del comune non sa che dire, mi da il numero della questura di Novara.

Prevedo un disastro. Senza dubbio uno sbattimento inenarrabile a mie spese.

Magari, mi dico, te lo rifanno e ti chiedono scusa.

Compongo il numero, e già nel momento in cui mi rispondono, capisco di avere davanti un problema. Buongiorno, buonasera, mi dica: nulla di tutto ciò, silenzio assoluto anche in risposta al mio educato saluto. “Cazzi acidi, questa è già sclerata di suo”.

Espongo il problema dicendo che il passaporto probabilmente è inutilizzabile.

“Signora, dal telefono cosa ne so, venga qui che vediamo”.

“Sì, ecco. Il problema sono i 50 km andata e ritorno che mi devo fare, che già ho fatto una volta e che volevo evitare ulteriormente”

“Mica è colpa nostra se abita lontano”

“No, ma mica è colpa mia se avete fatto un lavoro fatto male”

“E’ ancora da vedere di chi è l’errore”

“Mi scusi, ma mica l’ho stampato io a casa

“Non so cosa dirle (odio questa formula, ti mandano a cagare dietro a questa frase), sarà stato un errore di stampa, mica mio”

“E senza dubbio neanche mio. Ma se la stampa viene male, di chi è la colpa? Sta davvero incolpando la stampante? Non controlla nessuno prima di spedire?”

“E’ già tanto che le abbiamo fatto il favore di spedirlo, se veniva a ritirarlo, lo controllava”

“A parte che la spedizione è una pratica, non un favore, ma quindi adesso è colpa mia? Mi scusi ma può cambiare il tono? Oltre che il danno, la beffa”

“E’ lei che deve cambiare il tono,  se le interessa il passaporto venga e rifacciamo”

“Sì carino il ricattino sottile che sottintende che ho bisogno io e non il contrario, ma mi interessava anche la prima volta che sono venuta, almeno capisce che è un problema che avete creato e che ve ne state praticamente fregando?”

“Noi non abbiamo creato nessun problema, sarà stata la stampante (!!!), torni qui e rifacciamo”

“Quindi devo anche aspettare ancora?”

“Eh certo, ma insomma cosa vuole che le dica per telefono senza vedere il passaporto, gliel’ho detto, deve venire e basta”.

La telefonata è finita con un mio epiteto non gentile e con una cornetta che ho chiuso dal nervoso.

Non mi aspettavo rose e fiori. Ma non mi aspettavo così tanta maleducazione, un tono così arrogante che se non fossi stata così sicura di me, avrei pensato di aver scarabocchiato la foto durante un attacco di psicosi.

Non mi piace la maleducazione e mi dispiace di esserci caduta con tutte le scarpe dentro. Purtroppo la mia è stata una reazione di difesa. Ti senti come se lottassi contro un mulino a vento. Tanto hai bisogno tu, cazzi tuoi. Tanto gli errori te li devi smazzare tu, cazzi tuoi. Tanto a noi che ci torna? Chi si deve sbattere sei tu. Non solo. Il tutto condito da un tono accusatorio, accondiscendente e ironico. Un minimo di empatia per il disguido creato, sarebbe stato plausibile. Io ho lavorato per anni con il pubblico. Mai mi sono permessa di reagire così. Anche se l’errore fosse stato del mio diretto interlocutore. Figuriamoci se l’errore fosse stato nostro.

Non tollero che questi personaggi nascondano la mancanza di professionalità e la loro supponenza dietro all’intricato iter che snerva il cittadino. Tanto tu non puoi reagire, tanto tu devi subire. In un altro posto di lavoro, chi ha fatto l’errore, avrebbe pagato le conseguenze. In ambito statale, no. Un muro di gomma contro cui rimbalza il povero malcapitato. Dagli uffici, ai tribunali, dalle questure alle agenzie delle entrate.
Vuoi qualcosa? Inseguici. Vogliamo qualcosa noi? Ti prendiamo quando vogliamo.

Ora dovrò, con armi e bagagli, ritornare in quel surreale ufficio, probabilmente segnata dal fatto che ho “OSATO” ribattere alla loro superficialità lavorativa, e sperare che non si vendichino creando appositamente ulteriori disagi o ritardi.

Capito? Uno prova a far valere i propri diritti e le proprie ragioni, e l’unico pensiero che poi ti viene in mente è che quegli incompetenti si rivalgano dall’alto (basso) della loro presuntuosa posizione.

 

 

SELFIE, BRIDGE, AFTERSEX: quando una foto è di troppo

selfiemiao La mia gatta in un selfie sul divano

 Il “selfie” potrà anche essere una nuova tendenza, ma l’autoscatto è sempre esistito.

Chi di noi non ha mai usato l’autoscatto per immortalarsi in un posto nuovo. Io e mio marito nel nostro primo viaggio negli USA, avremo fatto un centinaio di “selfie” anche perché essendo in due, o fermavi di continuo qualcuno o rinunciavi alle foto di coppia. Certo, alcune erano storte, altre le abbiamo rifatte per chissà quante volte, sicuramente un dispendio inutile di energie, ma perché ora il selfie è diventato un fenomeno così famoso?

Adesso con i social network in pieno boom, questo semplice e scontato gesto, ha assunto un ruolo di importanza surreale: tutti ne parlano, tutti fanno a gara a chi fa lo scatto più divertente; insomma una tendenza che sta prendendo piede in maniera incontrollata.

Esci dal parrucchiere e tac, un bel selfie da pubblicare per mostrare ad amici e parenti il nuovo look. Foto con il sorriso. Foto con il broncio. Primo piano di lato, di fronte, con gli occhi socchiusi, con i capelli sciolti o con le trecce. Un domino fotografico che a volte rasenta l’assurdità. Anche io mi tiro dentro, ma spesso sono foto stupide fatte per ricordare il momento, come un diario di bordo. Credo di avere più foto con un drink in mano, che scatti da sola e so che c’è poco da vantarsene…

Un recente studio rivela che se hai un quantitativo enorme di selfie nel tuo profilo sul social network ( si parla di più di sei foto pubblicate al giorno), soffri di un disturbo della personalità in cui emerge una bassa autostima. Anche se  probabilmente arriverà la smentita sull’esistenza di questo studio (già si vocifera che sia una bufala) anche noi, qualche volta, ci siamo fatti prendere dal dubbio vedendo certi profili zeppi di auto miniature in tutte le forme. Ammettetelo. L’amica che si fotografa in ogni situazione, con ogni tipo di abito e con espressioni così sexy da farti venire dei dubbi sulla natura del suo profilo. Chi di noi non ha mai pensato tra sé :“ma quanto è megalomane?”. Le foto delle adolescenti (rigorosamente nel bagno) con pose da vamp, la foto del parente allo specchio. Tutte con quel braccio tirato verso l’alto per reggere il cellulare nello scatto. Che poi a volte ti chiedi come fanno, a stirarsi così tanto i muscoli del braccio e riuscire allo stesso tempo a mantenere una posa seria o un sorriso suadente.

Così alla fine, anche una semplice fotografia, ha cambiato il suo ruolo. Oggi nei social network è diventata qualcosa di più di un semplice click. E’ ormai un rito di gruppo nei viaggi, una palese esibizione di sé, un modo per far vedere quanto si è “cool” in quel momento. Un semplice autoscatto che prima era quasi scontato e divertente, sta diventando a volte irritante e fuori luogo? Pensiamo alla moda dell’estate scorsa: il “bridge“, la gettonatissima moda di fotografarsi da sdraiati e rigorosamente in bikini, immortalando le gambe e la parte inferiore dell’addome, creando, una sorta di ponte (da qui bridge) con il pezzo sotto del costume. Ovviamente, il ponte, si crea solo se hai una pancia piattissima, alla faccia di quelli come me che al massimo potranno creare un percorso di dossi; più che un “bridge”, direi un vallo di Adriano

Ma se pensate che ormai abbiamo toccato il fondo, vi dirò che vi sbagliate. C’è di peggio, perché come sempre le persone vogliono trovare qualcosa per spiccare: chi se ne frega se è triste quanto ridicolo. Come diceva la mia cara nonna, “nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”. E allora via, cosa possiamo ulteriormente aggiungere di diverso dalla solita e ormai scontata foto sul social? Una bella foto dopo aver fatto sesso! Eh già, con mio stupore e rassegnazione, l’ultima trovata è scattarsi una foto a letto (o dove la fantasia del momento vi ha portato) e poi pubblicarla come #aftersex…. MA VI SEMBRA NORMALE? Voglio dire, immaginate i primi che hanno avuto questa assurda idea. “Amore siamo stati meravigliosi, è stato stupendo, peccato non poterlo far sapere a tutti…aspetta, perché no?” e via con gli autoscatti del dopo piacere. Giuro, per quanto sia social addicted, non vedrete mai una mia foto del genere. Prometto che ve la risparmierò. Ma quello che mi spaventa (anche no, diciamo incuriosisce) di più, è che una volta vista una foto del genere, dove si è quasi nella maggior intimità che una persona possa avere, che si inventeranno dopo? Una foto auto-celebrativa del durante? Un click dopo una bella sessione a tu per tu con il water?

Sapevamo di rasentare il limite nel momento in cui iniziammo a pubblicare  foto in cucina ai fornelli, in spiaggia con una birra, ma quand’è che abbiamo deciso di ammorbare le persone con mille scatti ritraenti ogni singola azione della giornata? Cerchiamo di lasciare che gli amici immaginino qualcosa, sforziamoci di non rivelare ogni nostro segreto. A me personalmente non è ancora capitata la coppia esibizionista, ma non credo sarei in grado di assistere in silenzio e voi? Qualche battuta la tirereste? Anche un semplice “perché?” per far capire l’incredulità che stiamo provando?

E allora saremmo complici di questo fenomeno.
Perché ricordate: “l’importante è che se ne parli”.