MA CHE MALE VI HA FATTO L’ITALIANO?

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Ormai vecchia, triste e scontata battuta: proponiamo un minuto di silenzio per la lingua italiana che ci ha dunque lasciato.

Se come me, leggete spesso i forum o i gruppi sparsi in giro per il web, avrete anche voi notato, quanto ormai sia caduta in basso la media grammaticale degli utenti, soprattutto di quelli più giovani.

Capisco la voglia di ribellione, quindi non mi stupisce la pazza mania di sostituire le C con le K: che teenager trasgressivi, yeah! I più buffi, sono quelli che sostengono la teoria del “negli sms mi occupano meno spazio”. Tralasciando il fatto che in internet i caratteri non si pagano, mi soffermo sul curioso caso della Q scambiando per K. Se scrivi “kui”, non risparmi spazio, ci dai solo un pugno in un occhio. Se digiti “perkkè”, non vuoi abbreviare per la velocità, vuoi solo sentirti diverso sbagliando appositamente la parola. 

Che poi, vedendo sempre più scempi riferiti all’italiano, mi chiedo se ormai, anche a scuola, questi esemplari, non si mettano a “bimbominkiettare” la grammatica. Eh sì, perché daje oggi, daje domani, finisce che uno si scorda come dovrebbe essere regolarmente parlata una lingua. 

Ma non voglio far troppo la sofistica, nonostante sia un’abitudine estremamente fastidiosa per chi legge, una k al posto di una c, non mi crea particolari urti di vomito. Ciò che rasenta la mia sopportazione, sono quegli sproloqui incomprensibili che assomigliano a dei codici fiscali: “se t v pssm and a br qks”.  Mi si stanca la vista, mi servirebbe un traduttore “bimbominkia-italiano”, mi scoccio e finisco per mollare tutto ancor prima di aver cominciato il delicato compito di interpretare ciò che c’è scritto. Fate i bravi, il futuro di sto paese è in mano vostra, non vi sentite un minimo responsabili?

Se poi alla fine, sembra che il peggio sia stato raggiunto, ci si accorge che non si è arrivati nemmeno a metà barile. 

La grammatica italiana. Passata attraverso l’espressione di Dante, Petrarca, ora rudemente maltrattata in modi che neanche pensavo possibili. Congiuntivi che non vengono azzeccati neanche per sbaglio, verbi essere scambiati per congiunzioni, grafie di vocaboli completamente scorrette. E non stiamo mica parlando di come si scrive allorché, ma di come accidenti si possa sbagliare la parola incinta (in cinta, giuro, lo leggo in giro sempre più spesso…). Posso confermare di aver visto una fiera di mostri linguistici: all’ora? (inteso come quindi?), ce lo (addio verbo avere, è stato bello conoscerti), la complicatissima formula “ce n’è” che viene ribadita in versioni sempre più surreali (c’è ne, cè nè) e il mio odiato intercalare cioè, sul quale apro un capitolo. Se questi ragazzini hanno incominciato a parlare esprimendosi sempre più velocemente, non è colpa della parola cioè. Cosa vi ha fatto di male? Perché avete preso il vizio di dirlo e scriverlo “cè”? Fateci caso, vi prego, ormai se leggete un “ce/cè” messo a muzzo nel discorso, vi assicuro che era stato inteso come un cioè. Parlando con una fanciulla un giorno, le ho chiesto il perché di questa buffa/triste moda. La risposta è stata sconcertante: “ah, ma davvero si dice cioè?”, ecco appunto.

La scuola dell’obbligo esiste ancora? Se si leggono e vedono certi scempi con un’educazione scolastica obbligatoria, non voglio immaginare qualora ognuno fosse libero di scegliere se studiare o meno. 

La cosa che mi spaventa è che per quanto anche io sia stata a mia volta una “bimbominkia” (ogni generazione ha la sua flotta di ribelli), la mia fase da teenager stupida, è durata massimo fino ai 18-19 anni. Poi, piano piano, si cresce. Invece adesso,la media si è alzata. I ragazzini di 15-16 anni, a volte analfabeti come delle capre, diventano dei poco più che ventenni ignoranti e sbruffoni. Se non sai neanche parlare l’italiano o sbagli a dire che vai a Vienna convinto che sia in Spagna, non è ortodosso che tu rida come un beota se ti faccio notare l’errore. E’ il caso di spegnere quella musica assordante e aprire un libro. Un giornale. Un opuscolo. Anche Topolino può aiutarti se oltre non riesci ad andare. 

Questa lotta personale contro i distruttori della lingua e della cultura, è quasi una lotta contro i mulini a vento. So che dovrei passare oltre ed evitare di innervosirmi ogni volta, ma io lo faccio per il futuro. Già questo paese non ha un presente, continuiamo a ricordare quale glorioso passato possediamo. Ne sono felice, ma non possiamo dormire sugli allori solo perché tanto tanto tempo fa, eravamo la culla della storia e della cultura mondiale. Se le premesse per il futuro, sono quelle vedo in giro, non è forse il caso di resettare e ripartire daccapo?

Certo, poi leggi che ancora oggi, programmi come il Grande Fratello e uomini e donne vanno per la maggiore. 

Ma allora, di cosa stiamo parlando?

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