Starbucks e gli altri: perché in Italia no?

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Stamattina avevo in programma di farmi una passeggiata fino alla banca dove avevo appuntamento. Mentre stavo camminando, mi sono trovata a pensare che avrei tanto voluto godermi un bel bicchierone di caffè americano to go (da portar via), un po’ per riscaldarmi vista la freddina brezza del mattino, un po’ per svegliarmi visto il mio persistente stato comatoso. Così, ingenuamente e presto capirete perché, mi sono diretta in un bar per farmi dare una buona dose di caffeina calda e leggera. Non volevo una tazzina forte che durasse qualche secondo. Volevo proprio una bevanda da consumare con calma. Entro nel locale e mi faccio spazio tra gli avventori che occupavano il bancone. Appena mi sono avvicinata mi son chiesta se un caffè americano fosse contemplato in un bar italiano. In effetti credo di no. Mi è stato detto che non avevano bicchieri da asporto così grandi e quindi ho optato per consumarlo in loco. Poi ho visto la procedura per fare il caffè americano. In pratica, un caffè lungo messo in una tazza da cappuccino, allungato con acqua bollente. La mia faccia era un po’ perplessa, l’ho bevuto lo stesso, ma del caffè americano, neanche l’ombra. Pensare che io ho la macchina che lo fa e l’ho pagata non più di una trentina di euro. Visto l’alto tasso di turismo straniero, perché non prenderne una?

Uscendo non ho potuto fare a meno di pensare che rispetto al mondo, siamo indietro anni luce. Starbucks è solo una chimera per noi italiani? Ho letto e riletto le leggende metropolitane che spiegano, verosimilmente o meno, il perché dell’assenza di questa grande catena nel territorio del Bel Paese. Si vocifera di un acquisto del marchio da parte di Autogrill per avere l’esclusiva. Si parla di lobby del caffé (Illy e Lavazza) che si sarebbero categoricamente opposte per aver un mercato meno affollato. Si dice che Starcbucks non voglia entrare in un contesto così saturo di concorrenza. Ma perché? Sarebbe comunque diverso dall’abituale espresso, non un sostitutivo, semmai un’alternativa. Non so realmente quali siano i motivi di tale assenza, quello che so è che Starbucks è presente in ogni angolo del pianeta. Ma non da noi.

Ho sentito e letto di gente che si vanta di questo particolare record. “In Italia non lo vogliamo, noi qui beviamo il vero caffè, non quella schifezza e poi è carissimo, sono fuori di testa”. Ma a te, francamente, che ti frega se io bevo una “brodaglia”? Quale pezzo del tuo corpo viene amputato se pago 5 euro per un americano da bere a spasso? Come sempre, quando qualcosa non piace o si teme, si passa all’attacco. Nessuno vuole soppiantare i bar nostrani, semplicemente si desidera avere una scelta diversa. Scelta, non obbligo. Non ti piace? Passa oltre.

Un sabato pomeriggio, si prevedeva con amici di stare in casa a vedere un film. Classico da film, si stava scegliendo insieme cosa stuzzicare nel contempo. Chi ha proposto una pizza, chi ha proposto un Mc Donald’s. Storci qui, storci là, ci siamo resi conto che come alternative, qui da noi, ce ne sono ben poche. Avremmo tanto voluto andare da KFC e ordinarci uno scodellone di pollo fritto. Mmm. Ma qui da noi, indovinate un po’, qui non c’è.

E anche qui i soliti, prevedibili pregiudizi. “Meglio che non c’è, solo schifezze”. E ridaje. Ma te lo ordina il medico di andarci? Quando sento frasi come “il ragù è la salsa preferita degli italiani, non quelle schifezze americane” mi si accappona la pelle. NESSUNO sta dicendo di eliminare le lasagne dalla faccia della terra. Stiamo solo, timidamente, chiedendo di poter scegliere, anche noi, come il resto del mondo. Fa male? E’ cibo spazzatura? E’ un’americanata? Va bene, prendiamo atto e passiamo oltre. Molte persone hanno paura che questo cibo dannoso, diventi poi un’abitudine che porti al collasso fisico.Quindi, mi chiedo io, togliamo tutto ciò che è fritto dai nostri negozi? E le sigarette? E l’alcool? Perché loro sì, mentre io non posso andare a pranzo da Taco Bell, per esempio? O decidiamo di eliminare tutto quello che fa male (puzza di dittatura, però) o lasciamo che il buonsenso delle persone faccia il suo corso. Facciamo così, chi reputa tutte queste novità alimentari uno SCHIFO, continui tranquillamente la sua vita e la sua alimentazione come prima. Io e tutti gli altri, ci arroghiamo il diritto di poter decidere del nostro pranzo o della nostra cena.

O della colazione per esempio. Io amo il salato. Al bar, trovi solo dolce. Prova a chiedere un toast al mattino alle 8. Prova, coraggio. Se va bene aspetti un’ora. Se va male, cosa più probabile, ti rispondono che la cucina è chiusa. In Italia, al contrario del resto del mondo, la colazione è dolce. Punto. Niente scelta, a meno che non spadelli a casa tua. Nelle grosse catene, al mattino, puoi scegliere cosa mangiare, non ti viene imposto. Un bel bagel salato da Dunkin’ Donuts. Utopia. E anche per quanto riguarda il discorso dolciumi, io non so da voi, ma qui a parte qualche brioches che se avanza, dopo le 10, diventa un pezzo di cartone, altro non trovi. In pasticceria, non ci sono ciambelle o fette di torta. Se vuoi una torta classica, te la fai a casa. O te ne compri una intera, ma solo quelle dei compleanni. Altri tipi, zero. Non esistono caffetterie nel vero senso della parola. Ora vi chiedo, è così difficile accettare che qualcuno sia diverso dallo standard?

Quando apro il discorso con le persone, ci sono quelle che subito si infervorano dicendomi che la tradizione italiana è costituita da pasta, cucina mediterranea, cappuccino e brioche. E le tradizioni vanno mantenute. Io rimango perplessa e mi chiedo se allora tanto valeva tenersi il Colosseo aperto con gladiatori e leoni dentro. O possiamo ogni tanto andare avanti insieme al mondo anche noi? Sembra quasi che tu sia Satana. L’anti Cristo dell’Italianità. Ma chi la tocca l’Italia! Non vogliamo radere al suolo le trattorie nostrane. Ripeto, vogliamo solo una scelta. Giusta? Sbagliata? Chi se ne frega. A me non piace l’agnello, non piace la pecora e nemmeno la capra: nessun alimento ovino, ma non è che vado in giro sbandierando di eliminare tutti i cibi di questo tipo, semplicemente non li mangio!

“Mangiati una pizza che fa meno male ed è più buona”. E chi dice che sia cattiva. E’ questo che non sopporto e non tollero. I consigli non richiesti e le persone prevenute. Io non dico a te cosa fare, per quale bizzarro motivo, tu ti senti in diritto di decidere per me?

E’ quasi ora di pranzo, vorrei qualcosa di veloce, come magari un tramezzino da Pret-à-Manger. Come dite? Ah giusto. Son schifezze. Noi non siamo da fast food. Noi siamo lo slow food per eccellenza. Mi viene il dubbio che l’aggettivo slow, sia più riferito al passo dell’Italia nel mondo (e parlo in generale) che al tempo di consumo dei cibi, anche perché la pausa pranzo a lavoro, di media è tra la mezz’ora e l’ora. Ci facciamo una pasta e fagioli, giusto per addormentarci nel pomeriggio? O andiamo a prendere un boccone in un bar, dove spesso ti servono la nostra amatissima pasta surgelata in simpatiche confezioni monouso? L’idea generale non è quella di attaccare l’Italia e il nostro stile di vita, ma solo quello di dare una smossa affinché non si debba aspettare una vacanza all’estero per ordinare un tanto agognato Frappuccino.

Ci sarà chi mi dirà di essere felice che l’Italia si muova lenta rispetto al mondo, proprio perché non abbiamo niente da imparare a livello culinario. Mi sentirò rispondere “meglio che siamo indietro, guarda come si conciano gli altri, abbiamo la cucina migliore al mondo, non dobbiamo copiare niente da nessuno”.

A me fanno paura l’estremismo e la convinzione di essere perfetti. “Il mondo non ha niente da esportare nella nostra penisola, i nostri prodotti sono i più buoni”, mi diranno. Io penso che una cosa invece, ce la stiamo perdendo: la tolleranza. Se non posso neanche dire di voler qualcosa di diverso, e sto parlando solo di cibo, chissà cosa succede nelle cose più serie.

Niente è peggio della chiusura mentale e dell’ostinazione. Limitare le opinioni altrui è terribile, vietare la libertà di scelta è pericoloso.

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3 pensieri su “Starbucks e gli altri: perché in Italia no?

  1. Stessi pregiudizi con cui mi scontro quando scoprono che sono un grosso consumatore di sushi 🙂
    Che poi il sushi, a differenza del cibo americano, e’ anche tendenzialmente sano; ma per i talebani della cucina italiana fa poca differenza.
    PS: e’ vero che non esiste KFC, ma ormai le ali di pollo, per fortuna, le fanno da diverse parti 😉

    1. Gnam…Adoro il Sushi. Stiamo diventando anche abbastanza bravini nel farlo a casa. Oddio, ogni volta un bordello in cucina, ma il risultato finale è notevole. Lo mangerei x giorni senza stancarmi mai! Ps con “i talebani della cucina italiana” mi hai fatto rotolare XD

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